Questione di test
(ansa)

Questione di test

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C'è una componente - nel complesso sistema scuola che sta provando a rimettersi in moto dopo il lockdown - che per ora sembra stare ai margini del dibattito. Eppure è una componente fondamentale: quella degli alunni. Scrive su Repubblica il pedagogista Franco Lorenzoni che "sono migliaia le insegnanti e i docenti che in questi giorni, oltre ad attaccare al pavimento chilometri di scotch a terra, si interrogano su come accogliere i loro allievi in un anno dominato da molteplici incertezze". Rimettere al centro i bambini e gli adolescenti sarà una sfida almeno altrettanto impegnativa quanto quella di mantenere le distanze e rispettare le norme igieniche e sanitarie, anche perché ci si ritroverà a fare lezione in scuole private di spazi virtuosi, laboratori e con protocolli che renderanno difficile se non impossibile l'empatia con gli studenti e le studentesse più fragili.

Nel frattempo però ci sono ancora da risolvere i problemi pratici. Un dubbio che serpeggia in queste ore di vigilia tra le famiglie e il corpo docente è come si possa garantire continuità alla ripartenza rispettando le prescrizioni sanitarie: quando cominceranno a manifestarsi i casi di positività, c'è il rischio di innescare reazioni a catena che fra quarantena e attesa dei risultati negativi renderanno un calvario la didattica.

Ecco perché un gruppo di ricercatori, come scrive Elena Dusi, ha lanciato un appello affinché vengano impiegati nelle scuole i test rapidi, che sono meno precisi dei tamponi tradizionali ma consentono risposte in tempi compatibili con lo svolgimento delle lezioni, senza dover mettere intere classi in isolamento. La preoccupazione del mondo della scuola per il destino di una generazione di studenti è una questione di cuore, ma soprattutto una questione di test.