Le piazze d’Italia salutano il coprifuoco che avanza. A Milano piove, le vie diventano vuote. A Roma si sentono più le saracinesche dei locali che i turisti. A Napoli le proteste accolgono le restrizioni. A Reggio Emilia l’anticipo del campionato di calcio va in onda nella nebbia e diventa, nella sua stranezza, la scena più normale dell’ennesimo venerdì anomalo di questo 2020.
Mentre il governo si interroga sulle prossime decisioni da prendere per frenare il contagio, le scuole tornano centrali nella dialettica tra Stato e Regioni. Un report con nuovi numeri, misurati con la lente della statistica, offre uno scenario diverso dall’idea – ripetuta in queste settimane – che le scuole possano essere luoghi a contagio zero. È vero, i dati non suggeriscono che le scuole siano un moltiplicatore di infezioni, ma mostrano anche che le classi “non sono più protette del resto della comunità”. Insomma…
Mentre il governo si interroga sulle prossime decisioni da prendere per frenare il contagio, le scuole tornano centrali nella dialettica tra Stato e Regioni. Un report con nuovi numeri, misurati con la lente della statistica, offre uno scenario diverso dall’idea – ripetuta in queste settimane – che le scuole possano essere luoghi a contagio zero. È vero, i dati non suggeriscono che le scuole siano un moltiplicatore di infezioni, ma mostrano anche che le classi “non sono più protette del resto della comunità”. Insomma…
Le piazze d’Italia salutano il coprifuoco che avanza. A Milano piove, le vie diventano vuote. A Roma si sentono più le saracinesche dei locali che i turisti. A Napoli le proteste accolgono le restrizioni. A Reggio Emilia l’anticipo del campionato di calcio va in onda nella nebbia e diventa, nella sua stranezza, la scena più normale dell’ennesimo venerdì anomalo di questo 2020.
Mentre il governo si interroga sulle prossime decisioni da prendere per frenare il contagio, le scuole tornano centrali nella dialettica tra Stato e Regioni. Un report con nuovi numeri, misurati con la lente della statistica, offre uno scenario diverso dall’idea – ripetuta in queste settimane – che le scuole possano essere luoghi a contagio zero. È vero, i dati non suggeriscono che le scuole siano un moltiplicatore di infezioni, ma mostrano anche che le classi “non sono più protette del resto della comunità”. Insomma, “la probabilità di infezione in una scuola non è significativamente diversa da quella della società nel suo complesso”.
Il report fornirà nuovi spunti e nuovi dilemmi. Molti governatori hanno già deciso di chiudere le classi alle superiori: in quindici Regioni gli studenti più grandi fanno già didattica a distanza. La notte deve ancora passare.
Mentre il governo si interroga sulle prossime decisioni da prendere per frenare il contagio, le scuole tornano centrali nella dialettica tra Stato e Regioni. Un report con nuovi numeri, misurati con la lente della statistica, offre uno scenario diverso dall’idea – ripetuta in queste settimane – che le scuole possano essere luoghi a contagio zero. È vero, i dati non suggeriscono che le scuole siano un moltiplicatore di infezioni, ma mostrano anche che le classi “non sono più protette del resto della comunità”. Insomma, “la probabilità di infezione in una scuola non è significativamente diversa da quella della società nel suo complesso”.
Il report fornirà nuovi spunti e nuovi dilemmi. Molti governatori hanno già deciso di chiudere le classi alle superiori: in quindici Regioni gli studenti più grandi fanno già didattica a distanza. La notte deve ancora passare.