Questa scuola non è un albergo

Questa scuola non è un albergo

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Neanche un mese e mezzo dopo l’inizio della scuola, la scuola si smaterializza. Le aule si svuotano, i banchi monoposto rimangono soli, le lavagne mute. Il nuovo Dpcm certifica quel che da giorni sembrava inevitabile, nonostante la ministra Azzolina: ricomincia la didattica a casa, come si riesce, come si può.

Almeno (almeno) il 75 per cento degli studenti delle superiori deve rimanere fermo ogni giorno. Non deve prendere un autobus, un metrò, un treno. Deve collegarsi da remoto per costruire il suo futuro. Anche se la confusione in queste ore è massima, come scrive Corrado Zunino, e ogni preside, docente, ogni famiglia, ogni ragazzo nel suo ultimo pensiero della sera, non sanno mettere davvero a fuoco cosa sarà domani, né il dopo giorno, né quello dopo ancora.

Perché è un’adolescenza dimezzata, questa. Senza amici, sport, baci, cinema, feste, senza alcuna conquista di libertà. Ilaria Venturi ne discute per noi con alcuni esperti. Lo psicologo Gianluca Daffi riflette: “Ora da genitori non riusciamo nemmeno a metterci nei loro panni, dire loro: ‘Ti capisco, anche io ci sono passato’”. Dovrebbe essere la scuola il centro propulsore di ogni loro desiderio e movimento. Invece oggi sembra un paesaggio desolato. Un albergo dismesso.