Cosa accadrà al mondo nei prossimi quattro anni, dopo il risultato delle elezioni americane, nessuno può dirlo. Più facile, ma comunque arduo, fare un bilancio di come siano già profondamente cambiate l’America e la sua immagine in tutti noi. Ci prova Gabriele Romagnoli, osservando che Trump ha reso la presidenza una cosa a metà tra un reality e un disaster movie. O che forse, più probabilmente, ha avuto per primo la furbizia di dare voce a un’America che già era diventata un’altra cosa, accelerata da tv e telefonini.
A ogni mandato, la presidenza prova a definirsi intorno al totem dei “cento giorni”, una tradizione e una sfida programmatica che risalgono ai tempi del new deal di Roosevelt. Ma stavolta, osserva Federico Rampini, non sarà la Casa Bianca a guidare l’agenda del cambiamento. La seconda (ormai terza negli Stati Uniti) ondata del covid, ha già imposto il suo passo. E anche al resto del mondo fornirà forse, se non una distrazione, una scusa per non preoccuparsi degli Stati Uniti, almeno per un po’.
A ogni mandato, la presidenza prova a definirsi intorno al totem dei “cento giorni”, una tradizione e una sfida programmatica che risalgono ai tempi del new deal di Roosevelt. Ma stavolta, osserva Federico Rampini, non sarà la Casa Bianca a guidare l’agenda del cambiamento. La seconda (ormai terza negli Stati Uniti) ondata del covid, ha già imposto il suo passo. E anche al resto del mondo fornirà forse, se non una distrazione, una scusa per non preoccuparsi degli Stati Uniti, almeno per un po’.