La polvere nell'ingranaggio

La polvere nell'ingranaggio

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La Casa Bianca, lo dicono i numeri dello spoglio, è di Joe Biden. Ma Donald Trump, come era ampiamente previsto dalla vigilia, non ha intenzione di liberare il posto senza prima tentarle proprio tutte.
 
Visto da qui, il sistema elettorale americano desta ammirazione ma anche sconcerto: il rito civile che da oltre due secoli regola la più grande democrazia del mondo, a due giorni dalla chiusura dei seggi non consente ancora di sapere con certezza non solo il risultato delle elezioni, ma neanche se uno stato sia ancora in bilico oppure no.
 
Trump e il suo team di legali pronti a tutto si infilano negli ingranaggi per diventare la polvere in grado, se non di inceppare, di rallentare un meccanismo antichissimo e complicato. Allo stato dei fatti sembra comunque una strategia abbastanza disperata: la costituzione americana prevede un interregno lungo ma ben delimitato: il 14 dicembre i delegati, comunque vada, voteranno. A gennaio il nuovo presidente si insedierà, e è quasi impossibile che sia Trump.
 
Ma secondo Alberto Flores D’Arcais, la strategia scomposta del tycoon già guarda al 2024: accreditarsi come il leader dell’opposizione, imperversare per quattro anni su Twitter e tv e riprovarci al prossimo giro. Usando il paese più potente del mondo, e i suoi abitanti, come un enorme tappeto sotto il quale nascondere i suoi guai.