La seconda ondata del covid rischia di essere una replica della prima, solo più cattiva. E non si tratta della violenza del virus, che pure continua a fare paura. Ma dell’animo degli italiani, ormai lontani parenti di quelli che a marzo commossero il mondo cantando dai balconi “andrà tutto bene”.
Nella sola Lombardia, un medico su quattro dichiara di essere stato vittima di discriminazione sociale a causa del proprio impegno contro la pandemia. Quegli stessi camici bianchi che in primavera furono esaltati come eroi, oggi sono emarginati come untori, quando non insultati e minacciati come uccelli del malaugurio per il semplice fatto di denunciare i rischi del contagio e la sofferenza degli ospedali.
E sull’altro fronte, quello dei pazienti, le cose non vanno meglio. Sei mesi fa eravamo tutti chiusi in casa, e a tenerci dentro o a liberarci, tutti insieme, ci aveva pensato il governo. Ora le chiavi della libertà passano spesso d…
Nella sola Lombardia, un medico su quattro dichiara di essere stato vittima di discriminazione sociale a causa del proprio impegno contro la pandemia. Quegli stessi camici bianchi che in primavera furono esaltati come eroi, oggi sono emarginati come untori, quando non insultati e minacciati come uccelli del malaugurio per il semplice fatto di denunciare i rischi del contagio e la sofferenza degli ospedali.
E sull’altro fronte, quello dei pazienti, le cose non vanno meglio. Sei mesi fa eravamo tutti chiusi in casa, e a tenerci dentro o a liberarci, tutti insieme, ci aveva pensato il governo. Ora le chiavi della libertà passano spesso d…
La seconda ondata del covid rischia di essere una replica della prima, solo più cattiva. E non si tratta della violenza del virus, che pure continua a fare paura. Ma dell’animo degli italiani, ormai lontani parenti di quelli che a marzo commossero il mondo cantando dai balconi “andrà tutto bene”.
Nella sola Lombardia, un medico su quattro dichiara di essere stato vittima di discriminazione sociale a causa del proprio impegno contro la pandemia. Quegli stessi camici bianchi che in primavera furono esaltati come eroi, oggi sono emarginati come untori, quando non insultati e minacciati come uccelli del malaugurio per il semplice fatto di denunciare i rischi del contagio e la sofferenza degli ospedali.
E sull’altro fronte, quello dei pazienti, le cose non vanno meglio. Sei mesi fa eravamo tutti chiusi in casa, e a tenerci dentro o a liberarci, tutti insieme, ci aveva pensato il governo. Ora le chiavi della libertà passano spesso dal sistema dei tamponi o dalle Asl, entrambi in crisi da settimane. Sono decine, da nord a sud, i racconti dei prigionieri del virus, bloccati in casa non dai sintomi, non dalle diagnosi, ma dalla burocrazia.
Dopo i malati e l’economia, ora la vittima del virus sembra la comunità. Quando la solidarietà salta e le regole non funzionano, resta solo la legge della giungla.
Nella sola Lombardia, un medico su quattro dichiara di essere stato vittima di discriminazione sociale a causa del proprio impegno contro la pandemia. Quegli stessi camici bianchi che in primavera furono esaltati come eroi, oggi sono emarginati come untori, quando non insultati e minacciati come uccelli del malaugurio per il semplice fatto di denunciare i rischi del contagio e la sofferenza degli ospedali.
E sull’altro fronte, quello dei pazienti, le cose non vanno meglio. Sei mesi fa eravamo tutti chiusi in casa, e a tenerci dentro o a liberarci, tutti insieme, ci aveva pensato il governo. Ora le chiavi della libertà passano spesso dal sistema dei tamponi o dalle Asl, entrambi in crisi da settimane. Sono decine, da nord a sud, i racconti dei prigionieri del virus, bloccati in casa non dai sintomi, non dalle diagnosi, ma dalla burocrazia.
Dopo i malati e l’economia, ora la vittima del virus sembra la comunità. Quando la solidarietà salta e le regole non funzionano, resta solo la legge della giungla.