Adios D10s
(afp)

Adios D10s

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Ma era più forte Pelè o Maradona? Stasera è più facile rispondere alla domanda che i ragazzini della generazione YouTube ti fanno per la centesima volta. Di fronte all'emozione, il giudizio tecnico passa in secondo piano e ce la si può cavare con il ritornello dello stadio San Paolo: sì, Marado' èmmegliepelè.

Di sicuro, il Pibe de Oro ha vissuto dentro e fuori dal campo in maniera assai più esagerata della leggenda brasiliana, facendo parlare di sè tanto per le magie con il pallone quanto per gli eccessi senza. Alfa e Omega, Zenit e Nadir, capace nella stessa partita - quella con l'Inghilterra a Mexico 86 - di firmare un clamoroso imbroglio (la mano de Dios) e pennellare la Gioconda del calcio, il gol più bello di tutti i tempi.

Quanti Maradona ci sono in Maradona? Non sono bastati illustri commentatori, libri, documentari a raccontarlo. Sinterizza per tutti Gabriele Romagnoli: "È un'impresa creare Maradona, una ancora più grande farlo a pezzi. Solo lui poteva riuscirci". Diego era consapevole di essersi buttato via: nell'ultima intervista rilasciata al quotidiano argentino Clarìn per il suo sessantesimo compleanno (intervista che potete leggere su Repubblica), ammetteva di non sapere "se la gente mi amerà ancora".

Una preoccupazione inutile caro Diego, ora che il tuo corazòn che tanti ha fatto innamorare non batte più, perché tutti gli appassionati di calcio, a prescindere dal loro tifo, ti ameranno per sempre; tutti gli argentini (tre giorni di lutto nazionale) ti ameranno per sempre; tutta Napoli (che ti ha vegliato davanti al San Paolo) ti amerà per sempre.

Se avete dieci minuti, leggete (o ascoltate, in questo podcast) quello che scrive di lui Emanuela Audisio. È il modo migliore per salutarlo. Adiòs, Dios.