Il dibattito no

Il dibattito no

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I tempi della ipertrasparenza grillina, quelli in cui ogni assemblea, ogni vertice Cinquestelle, dovevano essere trasmessi in streaming per essere sottoposti al giudizio e alla sorveglianza dei cittadini iscritti elettori del Movimento, sono sepolti da tempo. E per fortuna, verrebbe da dire.
 
Del clima da tutti contro tutti che ha animato l’assemblea notturna dei pentastellati sulla spinosa questione del Mes, sappiamo grazie al retroscena di Annalisa Cuzzocrea. A Dio piacendo, non avremo prova documentale delle urla, dei vaffa, delle reciproche accuse di fascismo volate tra i governativi contiani e i frondisti casaleggiani.
 
La breve ed effimera stagione dello streaming è finita dunque, ma è durata abbastanza da fare danni un po’ dappertutto, in particolare a sinistra, dove l’insana passione per il dibattito ha radici profondissime e inestirpabili.
 
Filippo Ceccarelli ha assistito al surreale meeting su Zoom del cosiddetto cantiere sul futuro dei progressisti organizzato dalla fondazione italianieuropei. Tra segretari di partito in maniche di maglietta, ministri con la webcam puntata sul tricolore ed ex premier sistemati sul trespolo tra lo studio e la sala da pranzo,  tutti hanno potuto ravvisare i segni delle più soporifere riunioni aziendali imposte dallo smartworking.
 
Ma almeno quelle non finiscono su YouTube e qualche volta, nel loro piccolo, servono persino a qualcosa.