Tre giorni caldi, per il premier Conte e questo suo secondo governo. Alle 9 sarà alla Camera, nel pomeriggio al Senato: l’ora del voto parlamentare sulla riforma del Mes è arrivato, ma è meno cupa di quanto ci si potesse aspettare nelle ultime ore, grazie all’accordo di maggioranza raggiunto nel pomeriggio. Italia Viva ancora non cede del tutto e afferma che apporrà la firma al testo della risoluzione solo dopo aver ascoltato il presidente del Consiglio in Aula. Comunque non sarà un passaggio rischioso.
Quel che non sembra affatto semplice per Giuseppe Conte è presentarsi al Consiglio europeo di giovedì e venerdì senza un’intesa sul Recovery Plan. Lunedì il Cdm che avrebbe dovuto affrontare gli intricatissimi nodi della governance da lui voluta – invisa proprio al partito di Renzi, ma tutt’altro che apprezzata anche nel Pd e tra i Cinquestelle per la sua natura piramidale, che accentrerebbe troppo potere nelle mani del premier e dei manager destinati alla cabina di regia, spogliando il governo delle sue prerogative e limitandone il potere decisionale – ecco, quel Consiglio dei ministri è stato rinviato dopo aver scoperto che la responsabile dell’Interno Lamorgese era positiva al Covid e che i suoi colleghi Di Maio e Bonafede dovevano mettersi in isolamento.
Il preconsiglio che si è tenuto poi nella notte non ha portato però buoni frutti, nessun accordo sul decreto che dovrebbe dare il via libera a questa task force destinata a gestire i 209 miliardi del Next Generation Eu. Se ne riparlerà così dopo Bruxelles, dove aumentano timori e diffidenza nei confronti del nostro Paese, anche perché Italia Viva ribadisce che non cederà sul punto, accada quel che deve accadere. Sarà quindi un finale di 2020 politicamente molto movimentato, come se l’anno non avesse già imposto a tutti abbastanza. Le feste sono alle porte, ma Babbo Natale sembra aver perso la strada.
Quel che non sembra affatto semplice per Giuseppe Conte è presentarsi al Consiglio europeo di giovedì e venerdì senza un’intesa sul Recovery Plan. Lunedì il Cdm che avrebbe dovuto affrontare gli intricatissimi nodi della governance da lui voluta – invisa proprio al partito di Renzi, ma tutt’altro che apprezzata anche nel Pd e tra i Cinquestelle per la sua natura piramidale, che accentrerebbe troppo potere nelle mani del premier e dei manager destinati alla cabina di regia, spogliando il governo delle sue prerogative e limitandone il potere decisionale – ecco, quel Consiglio dei ministri è stato rinviato dopo aver scoperto che la responsabile dell’Interno Lamorgese era positiva al Covid e che i suoi colleghi Di Maio e Bonafede dovevano mettersi in isolamento.
Il preconsiglio che si è tenuto poi nella notte non ha portato però buoni frutti, nessun accordo sul decreto che dovrebbe dare il via libera a questa task force destinata a gestire i 209 miliardi del Next Generation Eu. Se ne riparlerà così dopo Bruxelles, dove aumentano timori e diffidenza nei confronti del nostro Paese, anche perché Italia Viva ribadisce che non cederà sul punto, accada quel che deve accadere. Sarà quindi un finale di 2020 politicamente molto movimentato, come se l’anno non avesse già imposto a tutti abbastanza. Le feste sono alle porte, ma Babbo Natale sembra aver perso la strada.