La tenuta del governo dipende da una nuova impostazione del Recovery Plan, un nuovo assetto per convincere i partiti che Giuseppe Conte non ha alcuna intenzione di gestire i fondi europei da solo. Ma nella breccia aperta anche dai tentennamenti del governo sulle complicate decisioni da prendere per contrastare il virus, i partiti vedono la possibilità di rivedere almeno parzialmente la squadra di governo. Il 2021 è del resto l’anno che porta all’elezione del capo dello Stato. O si cambia ora o praticamente non si cambia più.
Si torna dunque a parlare con insistenza dei due posti da vicepremier da affiancare a Conte. Qualcuno storce il naso, ricordando i problemi del governo gialloverde. Altri non escludono che sia il modo migliore per continuare questa esperienza con una gestione un po’ più collegiale. I Cinque Stelle potrebbero infine rischierare Luigi Di Maio. Al suo fianco, il principale sponsor di questo esecutivo, Dario Franceschini, oppure Andrea Orlando. La partita riguarda anche Matteo Renzi: l’ex premier ripete di non essere interessato a fare il ministro di un governo Conte. Più probabile sia disposto a farlo in una squadra di larghe intese e in una casella di prestigio.
“Conte - scrive Francesco Bei - sembra entrato in una nuova dimensione di consapevolezza dei limiti della propria esperienza politica. Se il premier non si può toccare, per paura che venga giù tutto, il resto della squadra sarà sottoposto a un vaglio definitivo”.
Si torna dunque a parlare con insistenza dei due posti da vicepremier da affiancare a Conte. Qualcuno storce il naso, ricordando i problemi del governo gialloverde. Altri non escludono che sia il modo migliore per continuare questa esperienza con una gestione un po’ più collegiale. I Cinque Stelle potrebbero infine rischierare Luigi Di Maio. Al suo fianco, il principale sponsor di questo esecutivo, Dario Franceschini, oppure Andrea Orlando. La partita riguarda anche Matteo Renzi: l’ex premier ripete di non essere interessato a fare il ministro di un governo Conte. Più probabile sia disposto a farlo in una squadra di larghe intese e in una casella di prestigio.
“Conte - scrive Francesco Bei - sembra entrato in una nuova dimensione di consapevolezza dei limiti della propria esperienza politica. Se il premier non si può toccare, per paura che venga giù tutto, il resto della squadra sarà sottoposto a un vaglio definitivo”.