Su questa storia dei vaccini anti Covid, la sensazione è che stiamo scherzando con il fuoco, la speranza è che ci rimetteremo presto in carreggiata. I ritardi nelle consegne del primo vero lotto di fiale Pfizer, rallentate dal maltempo, sono una notizia spiacevole ma tutto sommato veniale: vorrà dire che la somministrazione massiccia comincerà un giorno dopo. Gli intoppi nell'iter di approvazione del vaccino Astrazeneca, quello su cui Italia ed Europa hanno puntato più di tutti, sono una brutta notizia ma anche quella rimediabile.
Gli insulti e le minacce che hanno costretto Claudia Alivernini, la prima vaccinata d'Italia, a chiudere i propri profili social, sono invece una pessima notizia, che non autorizza a essere troppo ottimisti sullo stato dell'opinione pubblica italiana e sull'esito della campagna contro il virus. Perché è vero che una minoranza rumorosa su Facebook non è il sintomo di un problema diffuso, ma è altrettanto vero che lo scetticismo e le resistenze sono diffuse a diversi livelli, compreso quello del personale sanitario.
Ce lo racconta Paolo di Paolo, che mette a confronto due voci opposte di medici, una convinta della necessità di vaccinarsi senza se e senza ma, l'altro portatore di dubbi e "prudenza", in nome della tutela della salute dei pazienti di fronte a un farmaco ancora privo di adeguata sperimentazione. Ma non è tempo di dubbi, men che meno tra chi sta in prima linea in questa battaglia, al punto che si fa strada l'idea dell'obbligo per i riottosi, soprattutto in corsia. Un obbligo che deve essere prima di tutto morale, spiega il presidente della Corte costituzionale Giancarlo Coraggio intervistato da Liana Milella, ma che potrebbe anche essere prescritto per legge senza violare la nostra Carta.
In ogni caso serve recuperare il primato della politica, in quella che Sergio Rizzo definisce la "partita della vita" per il governo Conte alle prese con divisioni interne, dibattiti sul recovery fund, verifiche e ipotesi di rimpasto. Vaccinare 50 milioni di persone, e prima ancora convincerle, è un'operazione complessa, che richiede programmazione, idee chiare, polso fermo. Lo sappiano, il premier e i suoi alleati, che sarà su questo che verranno giudicati, dagli elettori e probabilmente dalla storia.
Gli insulti e le minacce che hanno costretto Claudia Alivernini, la prima vaccinata d'Italia, a chiudere i propri profili social, sono invece una pessima notizia, che non autorizza a essere troppo ottimisti sullo stato dell'opinione pubblica italiana e sull'esito della campagna contro il virus. Perché è vero che una minoranza rumorosa su Facebook non è il sintomo di un problema diffuso, ma è altrettanto vero che lo scetticismo e le resistenze sono diffuse a diversi livelli, compreso quello del personale sanitario.
Ce lo racconta Paolo di Paolo, che mette a confronto due voci opposte di medici, una convinta della necessità di vaccinarsi senza se e senza ma, l'altro portatore di dubbi e "prudenza", in nome della tutela della salute dei pazienti di fronte a un farmaco ancora privo di adeguata sperimentazione. Ma non è tempo di dubbi, men che meno tra chi sta in prima linea in questa battaglia, al punto che si fa strada l'idea dell'obbligo per i riottosi, soprattutto in corsia. Un obbligo che deve essere prima di tutto morale, spiega il presidente della Corte costituzionale Giancarlo Coraggio intervistato da Liana Milella, ma che potrebbe anche essere prescritto per legge senza violare la nostra Carta.
In ogni caso serve recuperare il primato della politica, in quella che Sergio Rizzo definisce la "partita della vita" per il governo Conte alle prese con divisioni interne, dibattiti sul recovery fund, verifiche e ipotesi di rimpasto. Vaccinare 50 milioni di persone, e prima ancora convincerle, è un'operazione complessa, che richiede programmazione, idee chiare, polso fermo. Lo sappiano, il premier e i suoi alleati, che sarà su questo che verranno giudicati, dagli elettori e probabilmente dalla storia.