La sindrome di Trump
(ansa)

La sindrome di Trump

I democratici che temono nuovi colpi di coda invocano l’impeachment o la rimozione del presidente
1 minuti di lettura
Cosa è ancora in grado di escogitare Trump prima di lasciare la Casa Bianca? Cos'altro potrà fare prima del 20 gennaio? Se lo chiede tutta l'America dopo l'assalto al Campidoglio. Il tempio della più antica e potente democrazia del mondo assediato, invaso e devastato, le corna dello sciamano, il suprematista con gli stivaloni sulla scrivania della presidente della Camera, i lacrimogeni, gli scontri, i morti sono tutte immagini troppo laceranti per gli Stati Uniti. Peggio, molto peggio del tentato golpe e degli spari del tenente colonnello Tejero nel parlamento spagnolo. Perché dietro a questa violenza c'è Donald Trump. Joe Biden ora lo accusa di aver scatenato la folla violenta per sovvertire il risultato del voto. E molti democratici pensano di chiedere l'impeachment o l'interdizione del presidente, impugnando il venticinquesimo emendamento, come racconta Federico Rampini da Washington.

L'operazione è complessa perché serve la prova di un ruolo attivo di Trump nella decisione della polizia di non schierare forze sufficienti a difende Capitol Hill o nell'istigare l'insurrezione violenta contro gli Stati Uniti. Accuse difficili da dimostrare in pochi giorni. Però sono in tanti a temere che Trump possa fare altri danni prima di uscire di scena. Gabriele Romagnoli cita John Gartner il fondatore dell'associazione Duty to warn, "Dovere di avvisare". Per Gartner, Trump è "affetto da sindrome del narcisismo maligno". Perciò in aprile avvertì: "Attenti, se Trump perde farà del male all'America". A quanto pare non era lontano dal vero.