Le carte da giocare
(ansa)

Le carte da giocare

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È un altro giorno da o la va o la spacca nella vicenda politica e personale di Matteo Renzi. Oggi il premier Conte, incassata l’uscita dal governo delle ministre di Italia Viva e l’apertura, di fatto, della crisi di governo, va in Parlamento a contare i voti che gli restano.
 
Se Conte riuscirà in qualche modo a rimanere in sella, Renzi avrà perso una scommessa anche peggiore rispetto al referendum costituzionale del 2016, quello sul quale si giocò la poltrona di presidente del Consiglio e la leadership del centrosinistra.
 
Guardando i numeri, Ilvo Diamanti trova una coerenza nella mossa apparentemente disperata di Renzi, nella quale pubblico e personale coincidono: la sfida a Conte è un modo estremo per riguadagnare centralità, nell’unico campo, quello parlamentare, in cui Renzi ha ancora carte da giocare.
 
Ma Conte ha deciso di andare a vedere. Secondo il retroscena di Tommaso Ciriaco e Annalisa Cuzzocrea, nel discorso che sta finendo di limare, l’avvocato si appellerà persino all’anti-sovranismo, proprio lui che all’epoca del primo governo, quello con Salvini, aveva impropriamente rivendicato la nobilitazione del termine nella nostra costituzione. Tutto pur di mostrare che quello di Renzi è un bluff e tenere il banco
 
Sperando che a pagare, alla fine, non sia il paese