La salita

La salita

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Chissà se pensava davvero di averla sfangata Giuseppe Conte quando, non più tardi di una settimana fa, usciva indenne dalla prova del voto di fiducia al Senato, anche se a costo di una maggioranza tutta da ricostruire. Il tentativo di trovare in Parlamento i numeri per continuare a governare si preannunciava fin da subito in salita: quella salita che separa Palazzo Chigi dal Quirinale, tanto che la locuzione "salire al Colle" è diventata la formula di rito per indicare le convocazioni da parte del Presidente della Repubblica, soprattutto all'inizio e alla fine di un'esperienza di governo.

Un percorso che Conte ha imparato a conoscere negli ultimi due anni e mezzo, per due volte chiamato a formare un esecutivo: la prima come "arbitro" dei due alleati riluttanti Di Maio e Salvini; la seconda nell'estate del 2019, dopo la crisi del Papeete: cambio di stagione e di maggioranza, quando ancora il Covid non si poteva neppure immaginare. Ce li racconta Filippo Ceccarelli, questi 17 mesi del bis-Conte tra pochette e pandemia, all'alba di una possibile terza puntata.

Ed è una giornata tutta in salita quella che oggi aspetta il premier: prima il Consiglio dei ministri nel quale formalizzerà le sue dimissioni, poi l'incontro con Mattarella nel quale si aspetta di ricevere l'incarico per formare un nuovo esecutivo. Un passaggio che potrà servire a trovare una nuova / vecchia maggioranza, più compatta, magari lasciando da parte le questioni personali con Matteo Renzi, come suggerisce nel suo commento Stefano Cappellini: se crisi deve essere, che almeno serva a riportare al centro la grande assente di questi mesi di governo pandemico: la politica.