✕
(ansa)

La missione

Ascolta l'audio

1 minuti di lettura
Ha snobbato Draghi, ha ignorato Gentiloni, ha imitato Berlusconi, ha sottovalutato Renzi. Sono i quattro errori che Sebastiano Messina imputa a Giuseppe Conte, passato nel volgere di mezza giornata da politico più popolare, leader di un partito virtuale a doppia cifra e chissà, aspirante successore di Mattarella, a ex capo di un governo rottamato.
 
E a proposito di rottamazione, l’errore forse più grave, sicuramente quello che brucia di più all’avvocato del popolo, è la sottovalutazione del rottamatore per eccellenza, il leader di Italia Viva. Oggi Renzi gongola e si gode la vittoria. Intervistato da Stefano Cappellini si intesta, e ne ha qualche diritto, la nomina di Draghi. E scommette che il presidente incaricato troverà la maggioranza che gli serve in parlamento.
 
La strada dell’ex presidente della Bce è tutt’altro che in discesa. Pd e Italia Viva sono pronti a sostenerlo compatti, tutti gli altri…
Ha snobbato Draghi, ha ignorato Gentiloni, ha imitato Berlusconi, ha sottovalutato Renzi. Sono i quattro errori che Sebastiano Messina imputa a Giuseppe Conte, passato nel volgere di mezza giornata da politico più popolare, leader di un partito virtuale a doppia cifra e chissà, aspirante successore di Mattarella, a ex capo di un governo rottamato.
 
E a proposito di rottamazione, l’errore forse più grave, sicuramente quello che brucia di più all’avvocato del popolo, è la sottovalutazione del rottamatore per eccellenza, il leader di Italia Viva. Oggi Renzi gongola e si gode la vittoria. Intervistato da Stefano Cappellini si intesta, e ne ha qualche diritto, la nomina di Draghi. E scommette che il presidente incaricato troverà la maggioranza che gli serve in parlamento.
 
La strada dell’ex presidente della Bce è tutt’altro che in discesa. Pd e Italia Viva sono pronti a sostenerlo compatti, tutti gli altri partiti si agitano preda di pulsioni contrastanti. I più in difficoltà sono i Cinquestelle, che già sembrano aver superato il mantra “dopo Conte solo il voto” in nome del coinvolgimento in un governo politico che tenga lontane le urne dalle quali sanno di poter uscire devastati.
 
La missione più difficile, per Draghi, inizierà ovviamente, se ci riuscirà, un minuto dopo aver ottenuto la fiducia in Parlamento. Sarà l’uomo che ha salvato l’euro che dovrà farci salvare dall’Europa.