Questo è il giorno di Draghi. Che stasera potrebbe salire al Colle con la sua lista dei ministri. Sabato o domenica si giura, poi verrà la fiducia in Parlamento. Ieri, invece la frana Cinquestelle. Dopo il sì all’ex presidente Bce per un governo tecnico-politico. Hanno votato in 74.500 sulla piattaforma Rousseau. La seconda consultazione più imponente di tutte, nel Movimento, dopo quella che, sfiorando gli 80mila partecipanti, aveva permesso la nascita del Conte 2, ovvero il governo giallorosso, nel settembre del 2019. A favore di Draghi, stavolta, il 59 per cento dei votanti. Contro, il 41. E tra i 30.360 no, c’è il più fragoroso, quello di Alessandro Di Battista, che un’ora dopo il risultato prende telefono e tastiera e in una diretta Facebook dice addio. Per adesso. “Non posso far altro che farmi da parte – annuncia con voce delicata – d’ora in poi non parlerò a nome del Movimento 5 stelle perché in questo momento il Movimento non parla a nome mio”. Live dalla cucina, le presine con Babbo Natale appese alle sue spalle. Rivendica genuinità, coerenza, Di Battista. E dice che stavolta non riesce ad impegnarsi per andare avanti, con Forza Italia proprio non ce la fa. Con chi potrebbe invece trovare spinte nuove? Ora non si sa, non si può dire. Per il momento saluta tutti e ringrazia tanto Grillo. Servirà un po’ di tempo, ma di sicuro la scelta – quando sarà - non deluderà chi avrà saputo aspettare.