Non ci saranno riaperture, per ora. La variante inglese è sempre più presente in Italia. Palestre e ristoranti devono ancora aspettare. Cinema e teatri forse, nel giro di un paio di mesi, potranno con grande prudenza tornare a vederci spettatori, si parla del 6 aprile, dopo Pasqua, chissà. Ma ora non si può e l’allarme arriva non solo dal Comitato tecnico scientifico che, con i ministri competenti e i capidelegazione della maggioranza, ha incontrato il premier Mario Draghi.
La necessità di chiudere viene dai territori: in Lombardia sono state istituite “zone arancioni rafforzate” in tutta la provincia di Brescia e in otto comuni tra Bergamasco e Cremonese. Nel Lazio, zona rossa a Torrice, in Ciociaria. A Roma è stata chiusa una scuola, a causa della variante brasiliana del Covid. Hanno poco da insistere, quindi Salvini e Bonaccini. Il Dpcm in vigore sino al 5 marzo sarà con grande probabilità riconfermato.
“Non c’è una catastrofe imminente”, ha dichiarato ieri sera il coordinatore Cts Agostino Miozzo lasciando Palazzo Chigi, “abbiamo rappresentato al presidente Draghi dati e numeri, e ci ha ascoltati”. Alle 13.30 oggi il ministro Speranza parla in Senato, alle 17 alla Camera, quindi si aprirà la discussione delle forze politiche. Intanto il vaccino AstraZeneca, che il ministero della Salute dice ora potrà essere somministrato anche sino a 65 anni, dimezza le dosi fornite all’Europa nel primo trimestre: 90 milioni contro i 180 previsti.
Draghi domani chiederà all’Unione di bloccare l’export. Noi intanto possiamo solo fare una cosa: resistere.
La necessità di chiudere viene dai territori: in Lombardia sono state istituite “zone arancioni rafforzate” in tutta la provincia di Brescia e in otto comuni tra Bergamasco e Cremonese. Nel Lazio, zona rossa a Torrice, in Ciociaria. A Roma è stata chiusa una scuola, a causa della variante brasiliana del Covid. Hanno poco da insistere, quindi Salvini e Bonaccini. Il Dpcm in vigore sino al 5 marzo sarà con grande probabilità riconfermato.
“Non c’è una catastrofe imminente”, ha dichiarato ieri sera il coordinatore Cts Agostino Miozzo lasciando Palazzo Chigi, “abbiamo rappresentato al presidente Draghi dati e numeri, e ci ha ascoltati”. Alle 13.30 oggi il ministro Speranza parla in Senato, alle 17 alla Camera, quindi si aprirà la discussione delle forze politiche. Intanto il vaccino AstraZeneca, che il ministero della Salute dice ora potrà essere somministrato anche sino a 65 anni, dimezza le dosi fornite all’Europa nel primo trimestre: 90 milioni contro i 180 previsti.
Draghi domani chiederà all’Unione di bloccare l’export. Noi intanto possiamo solo fare una cosa: resistere.