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(ansa)

Ai tempi di Draghi

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Alla presentazione del suo primo dpcm, Mario Draghi ha deciso di non esserci.
 
Eppure questo è più che mai un decreto del presidente del consiglio dei ministri. Che manda avanti i ministri, in conferenza stampa, perché è direttamente con loro che stabilisce le linee guida, senza coinvolgere i partiti.
 
Il premier vuole sfruttare l’oggettiva e forse momentanea mancanza di opposizione per fare le cose in fretta, soprattutto nelle due sfide costitutive del suo governo: il recovery plan e il piano vaccinale.
 
Su quest’ultimo, le note sono ancora dolenti. L’ormai ex commissario all’emergenza covid, Domenico Arcuri, aveva denunciato con sdegno le mancate consegne da parte di AstraZeneca. Ma di un milione e mezzo di dosi consegnate dagli inglesi, un milione e duecentomila sono ancora in frigo, congelate, letteralmente, dai ritardi e dalle contraddizioni del piano vaccini, che affrontata con una certa decisione la questione…
Alla presentazione del suo primo dpcm, Mario Draghi ha deciso di non esserci.
 
Eppure questo è più che mai un decreto del presidente del consiglio dei ministri. Che manda avanti i ministri, in conferenza stampa, perché è direttamente con loro che stabilisce le linee guida, senza coinvolgere i partiti.
 
Il premier vuole sfruttare l’oggettiva e forse momentanea mancanza di opposizione per fare le cose in fretta, soprattutto nelle due sfide costitutive del suo governo: il recovery plan e il piano vaccinale.
 
Su quest’ultimo, le note sono ancora dolenti. L’ormai ex commissario all’emergenza covid, Domenico Arcuri, aveva denunciato con sdegno le mancate consegne da parte di AstraZeneca. Ma di un milione e mezzo di dosi consegnate dagli inglesi, un milione e duecentomila sono ancora in frigo, congelate, letteralmente, dai ritardi e dalle contraddizioni del piano vaccini, che affrontata con una certa decisione la questione degli operatori sanitari e degli over 80, è andato in cortocircuito ora che si tratta di scalare rapidamente sulle altre fasce, lasciando scoperti in maniera preoccupante i settantenni.
 
Ora Domenico Arcuri non c’è più: al suo successore, il generale degli alpini Francesco Paolo Figliuolo, il compito di trasformare l’accelerazione impressa dal presidente del consiglio in protezione per le categorie più a rischio.