Dopo Festival
(ansa)

Dopo Festival

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Fino a un anno fa, in un sabato sera come questo l'Italia si divideva a metà: gli "snob" fuori casa (a cena, a ballare, al cinema), gli altri cascasse il mondo davanti alla tivù. Perché Sanremo è (era) Sanremo.

Quest'anno - 365 giorni e 100 mila morti dopo il primo lockdown - pure gli snob dovranno farsene una ragione: uscire non si può, i ristoranti sono chiusi e c'è il coprifuoco, quindi al massimo un sushi d'asporto e poi la tv accesa. Nel vuoto del teatro Ariston - che ci racconta Gino Castaldo dalla sua visuale di unico spettatore - il rito del Festival celebra la sua serata finale e anche se sappiamo bene che the show must go on, è probabile che tutti alla fine si sentiranno un po' più liberi: gli artisti e gli staff finalmente fuori dalla bolla, Amadeus fuori dall'incubo del palco senza spettatori (e ha già detto che non ci sarà un Ama-ter), gli italiani fuori dall'obbligo di discettare come debba chiamarsi una donna che dirige un'orchestra, Ibra libero di ricominciare ad allenarsi con il suo Milan.

Calato il sipario sul festival, ci restano davanti settimane difficili sul fronte della pandemia: gli indicatori dei ricoveri ospedalieri stanno tornando a salire e con essi la preoccupazione della terza ondata, come spiega Elena Dusi, con il Cts che consiglia misure più severe. E quella parola che abbiamo imparato a conoscere un anno fa, lockdown, che torna a popolare i nostri brutti pensieri.