Non ci sono nuove misure, per ora. Non è detto che le restrizioni tra zone rosse e arancioni si prolunghino dopo Pasqua, sino all’11 aprile. Né che ci sia un automatico rientro a scuola a partire dai più piccoli. La voce è circolata per un pomeriggio, per un incontro durato un’ora tra il premier Draghi, il ministro della Salute Speranza, e i vertici del Cts, Locatelli e Brusaferro. Ma a sera è arrivata anche la smentita di Speranza, ospite in tv di CartaBianca, Raitre.
“L’impatto di questa variante – ha detto il ministro - ha costretto le istituzioni ad assumere misure piuttosto rigorose. L’auspicio è che diano i primi effetti: qualche segnale già lo vediamo, la curva dei casi positivi sta subendo una decelerazione. Ci confronteremo nei prossimi giorni e prenderemo decisioni”.
Per adesso le scelte più immediate riguardano l’Europa. L’Unione riscrive le regole sull’esportazione dei vaccini: via libera solo se c’è reciprocità, per capirci solo se un Paese come la Gran Bretagna mette a disposizione le dosi prodotte in casa, oltre che riceverne dagli altri ex compagni Ue. Bruxelles assicura ora una vigilanza stretta anche sulle case farmaceutiche, affinché consegnino le fiale promesse.
Domani se ne discute al Consiglio europeo, tutti video-collegati alle 20,45 con un ospite d’onore, il presidente americano Joe Biden. Non accadeva dai tempi di Obama, 12 anni fa, che la Casa Bianca prendesse parte a un summit del genere. In questo caso si rilancia l’Alleanza in tutte le sue forme, dal commercio all’ambiente, per carità. Ma all’America si chiede in modo molto pragmatico anche una mano sui vaccini.
Al di là dell’Atlantico sono ad oggi 126 milioni le dosi somministrate. 44 milioni di persone hanno ottenuto anche la seconda fiala, per i vaccini che la prevedono. 85 milioni di cittadini nel complesso sono stati immunizzati. E vuol dire che – per il momento – sono fuori pericolo.
“L’impatto di questa variante – ha detto il ministro - ha costretto le istituzioni ad assumere misure piuttosto rigorose. L’auspicio è che diano i primi effetti: qualche segnale già lo vediamo, la curva dei casi positivi sta subendo una decelerazione. Ci confronteremo nei prossimi giorni e prenderemo decisioni”.
Per adesso le scelte più immediate riguardano l’Europa. L’Unione riscrive le regole sull’esportazione dei vaccini: via libera solo se c’è reciprocità, per capirci solo se un Paese come la Gran Bretagna mette a disposizione le dosi prodotte in casa, oltre che riceverne dagli altri ex compagni Ue. Bruxelles assicura ora una vigilanza stretta anche sulle case farmaceutiche, affinché consegnino le fiale promesse.
Domani se ne discute al Consiglio europeo, tutti video-collegati alle 20,45 con un ospite d’onore, il presidente americano Joe Biden. Non accadeva dai tempi di Obama, 12 anni fa, che la Casa Bianca prendesse parte a un summit del genere. In questo caso si rilancia l’Alleanza in tutte le sue forme, dal commercio all’ambiente, per carità. Ma all’America si chiede in modo molto pragmatico anche una mano sui vaccini.
Al di là dell’Atlantico sono ad oggi 126 milioni le dosi somministrate. 44 milioni di persone hanno ottenuto anche la seconda fiala, per i vaccini che la prevedono. 85 milioni di cittadini nel complesso sono stati immunizzati. E vuol dire che – per il momento – sono fuori pericolo.