Due verbi nel cuore del futuro italiano: accelerare e ripartire. Il primo riferito alla campagna di vaccinazione che nei giorni di Pasqua ha visto assistere a una frenata del numero di dosi somministrate; il secondo come apripista di un ritorno alla normalità delle attività economiche e commerciali oggi profondamente colpite dai colori arancione e rosso che negli ultimi mesi hanno tinto le regioni.
Il governo non arretra nel suo progetto, le difficoltà equamente divise tra piani di consegna rivisti per difetto dalle case farmaceutiche e le incertezze burocratiche delle amministrazioni locali impreparate sul piano organizzativo, dovranno essere superati da quell'accelerazione più volte spiegata dal generale Figliuolo. Punto di riferimento a breve termine, 1,5milioni di dosi Pfizer attesi sul suolo italiano per il 7 aprile. Una boccata d'ossigeno profonda che si andrebbe ad aggiungere alle 3 milioni di dosi attualmente a disposizione.
Numeri che fanno credere a un effettivo cambio di passo verso quel piano di vaccinazione di massa ancora lontano dalle 500mila dosi giornaliere da somministrare una volta a pieno regime.
L'Italia vede all'orizzonte i contorni di una estate da salvare e legge nel calare dei dati relativi al contagio, lo spiraglio per una riapertura anche minima. Simbolica. La data potrebbe essere a questo punto quella di lunedì 26 aprile. A patto che vengano rispettate alcune condizioni: Rt sotto 1, terapie intensive e reparti ordinari sotto i livelli di guardia e soprattutto la fascia di popolazione sopra i 70 anni messa in sicurezza proprio grazie al piano vaccinale. E’ lo scenario che potrebbe convincere il governo a mettere la firma sotto un provvedimento di deroga che disponga le prime riaperture a cominciare da bar e ristoranti almeno fino a pranzo. Forse si vede davvero una prima luce.
Il governo non arretra nel suo progetto, le difficoltà equamente divise tra piani di consegna rivisti per difetto dalle case farmaceutiche e le incertezze burocratiche delle amministrazioni locali impreparate sul piano organizzativo, dovranno essere superati da quell'accelerazione più volte spiegata dal generale Figliuolo. Punto di riferimento a breve termine, 1,5milioni di dosi Pfizer attesi sul suolo italiano per il 7 aprile. Una boccata d'ossigeno profonda che si andrebbe ad aggiungere alle 3 milioni di dosi attualmente a disposizione.
Numeri che fanno credere a un effettivo cambio di passo verso quel piano di vaccinazione di massa ancora lontano dalle 500mila dosi giornaliere da somministrare una volta a pieno regime.
L'Italia vede all'orizzonte i contorni di una estate da salvare e legge nel calare dei dati relativi al contagio, lo spiraglio per una riapertura anche minima. Simbolica. La data potrebbe essere a questo punto quella di lunedì 26 aprile. A patto che vengano rispettate alcune condizioni: Rt sotto 1, terapie intensive e reparti ordinari sotto i livelli di guardia e soprattutto la fascia di popolazione sopra i 70 anni messa in sicurezza proprio grazie al piano vaccinale. E’ lo scenario che potrebbe convincere il governo a mettere la firma sotto un provvedimento di deroga che disponga le prime riaperture a cominciare da bar e ristoranti almeno fino a pranzo. Forse si vede davvero una prima luce.