La seconda dose
(ansa)

La seconda dose

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Sono 2.294.203 le persone che hanno ricevuto una prima dose di AstraZeneca in Italia. Non tutte hanno meno di 60 anni, ma una buona parte sì. Tra loro tanti insegnanti, militari e donne e uomini delle forze di polizia. Cosa faranno adesso che l’Ema ha certificato un possibile legame tra il siero anglo-svedese e i rari eventi di trombosi, definiti effetti collaterali?

“Al momento non ci sono elementi per scoraggiare l’utilizzo della seconda dose”, ha spiegato ieri sera in una conferenza stampa il presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli. L’agenzia europea dei medicinali ribadisce infatti che i benefici nell’uso di AstraZeneca superano di gran lunga i rischi. E immagina solo possibili limitazioni per chi ha meno di sessanta anni. Così l’Italia, dove sarà somministrato “anche” nella fascia 60-79 anni. “A breve ci sarà una circolare con tutte le indicazioni”, ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza.

Certo la campagna vaccinale va ripensata, una volta ancora. Lanciato come il farmaco degli under 55, è stato poi esteso a tutte le classi di età, adesso sarà usato prevalentemente per fasce di popolazione più matura: bisognerà fare i conti con la paura o perlomeno con il senso di disorientamento di molti. E bisognerà capire come raggiungere comunque il famoso mezzo milione di vaccinazioni quotidiane promesse dal piano Figliuolo.