La strage dell'avidità
(agf)

La strage dell'avidità

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Davvero, bisogna capire perché si sia rotta la fune, oltre al fatto che i freni di emergenza fossero intenzionalmente bloccati da due forchette. La procuratrice di Verbania Olimpia Bossi lo dice alle 4 del mattino, dopo aver emesso i tre fermi per la strage della funivia: Gabriele Tadini, perito, la persona che non ha rimosso i divaricatori dai freni, domenica mattina. Enrico Perocchio, direttore dell’esercizio, dipendente della Leitner, la ditta che ha ristrutturato l’impianto, e consulente esterno per la società Ferrovie del Mottarone. Luigi Nerini, il gestore della funivia. Non è stato un incidente inevitabile ma un manomissione consapevole: l’obiettivo era lasciare l’impianto in funzione per non perdere gli incassi della stagione turistica appena iniziata. Nonostante i guasti ripetuti e non risolti proprio ai freni, che negli ultimi giorni scattavano all’improvviso. Il punto, oltre a tutto quello che andrà capito ancora e che porterà presumibilmente ad altri indagati, è uno: queste tre persone sapevano. Dalle 12 di domenica. Dal momento dello schianto. E poi dopo, quando sono stati recuperati i corpi. Sapevano.