Saman, l'addio in un sussurro

Saman, l'addio in un sussurro

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Eccola Saman. La sua voce nel documento mandato in onda da “Chi l’ha visto”. Sussurra, per non essere scoperta. Sono le 23.30 del 30 aprile. Dopo poco più di mezz’ora, a mezzanotte e nove, Saman uscirà di casa con i genitori per scomparire. Qui parla con il fidanzato che ai suoi aveva detto di aver lasciato pur di chiudere ogni discussione, avere il suo documento e andarsene. Era tornata a casa a metà aprile, dalla struttura protetta dov’era rifugiata da novembre. A dicembre aveva compiuto 18 anni, il passaporto era il suo biglietto per la libertà. Nella notte del 1 maggio è stata uccisa, il fratello 16enne crede strangolata dallo zio Danish. Ieri è stato estradato dalla Francia uno dei due cugini che proprio con lo zio si muove nel video del 29 aprile: i tre hanno pale, piede di porco e secchio, gli attrezzi (ritengono gli inquirenti) per scavare una buca in cui seppellire Saman. Erano scappati portando con loro il fratello di lei ed erano stati fermati il 10 maggio ad Imperia. Il ragazzo portato in una centro protetto, loro lasciati andare. Il cugino Ikram è stato arrestato in Francia. Da ieri sera è nel carcere di Reggio Emilia. Nella campagna di Novellara si continua a cercare il corpo di Saman. I genitori sono in Pakistan, latitanti. Come lo zio e l’altro cugino, in fuga probabilmente in Europa.