Il premier Draghi oggi in Parlamento deve spiegare cosa è successo con il Vaticano sul Ddl Zan e soprattutto cosa intende fare il governo. La Santa sede ha chiesto formalmente all’Italia di modificare il disegno di legge contro l’omotransfobia. Disegno approvato alla Camera lo scorso novembre e inchiodato in Commissione Giustizia al Senato. Secondo la Segreteria di Stato, il ddl Zan violerebbe "l'accordo di revisione del Concordato". È stata per questo consegnata all'ambasciata italiana presso la Santa Sede una nota a firma del Segretario vaticano per i rapporti con gli Stati, monsignor Paul Gallagher. È successo giovedì scorso, a margine di una conferenza stampa. Piuttosto informale come modalità. In questa nota si evidenzia che: "Alcuni contenuti riducono la libertà garantita alla Chiesa cattolica dall'accordo di revisione del Concordato". Tra le questioni sollevate c'è il fatto che le scuole cattoliche non sarebbero esentate dall'organizzare attività dedicate al tema Lgbt (attività ovviamente facoltative) nella futura Giornata nazionale contro l'omofobia che verrebbe istituita dalla legge, ma si evidenziano anche timori più generali per la "libertà di pensiero" dei cattolici e anche per le possibili conseguenze giudiziarie nell'espressione delle proprie idee. Non si chiede un blocco della legge. Ma appunto una revisione. L’intervento non è stato chiesto da Papa Francesco, che però ora non vuole strappi. Mentre la curia si divide tra chi appoggia l’iniziativa e chi la vede come un boomerang, che – pare strano – potrebbe accelerare l’iter parlamentare. Cosa dice Alessandro Zan, deputato Pd che dà il nome al disegno.