Germania anno zero
(ansa)

Germania anno zero

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Armin Laschet, Cdu-Csu è stato il primo a prendere la parola, dopo gli exit poll. Accanto a lui, c’era l’eterna (sino a ieri) Cancelliera. Lei rimarrà ancora al suo posto per parecchie settimane. Perché lo scenario che si paventa è complesso

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In Germania sarà una coalizione a tre partiti. Per ora, da ieri, è sfida tra l’Spd (di cui avete sentito l’applauso ai primi exit-poll) e la Cdu-Csu. Armin Laschet, appunto l’erede di Merkel, un’ultima gaffe (dopo le tante della campagna elettorale) stavolta proprio alle urne, con la scheda piegata al contrario – lui e anche la moglie – così da lasciare in mostra le x, insiste nel dire “Faremo di tutto per un governo a guida Cdu-Csu”, nonostante per i cristiano democratici si registri il peggior risultato di sempre: non erano mai scesi sotto il 30 per cento. Ma l’Spd di Olaf Scholz, che dopo l’alluvione disastrosa di luglio nel NordReno Westfalia (governato proprio da Laschet) ha invece visto crescere molto la sua formazione, dichiara: "Siamo un partito pragmatico che sa come si governa”. Insomma, dalla chiusura dei seggi a notte è testa a testa. E sia Scholz che Laschet rivendicano la cancelleria. Decisivi saranno, i verdi (terzi) e i liberali dell’Fpd, il Freie Demokratische Partei. Da segnalare l’avanzata dell’estrema destra dell’Afd, Alternative fuer Deutschland, nei laender dell’est.

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Comunque è stato un voto epocale. Cambia tutto, la Germania si trasforma. Perché con una coalizione nuova che dovrà formarsi nelle prossime settimane, se non mesi (entro Natale, dice Scholz, poi Laschet, anche sulle dichiarazioni è tutto un rincorrersi), lo scenario sarà più instabile. E gli equilibri in Europa – chiamata a rivedere i parametri del patto di stabilità, desueto soprattutto ora che i debiti dei Paesi sono cresciuti enormemente con la pandemia – saranno tutti da definire.