Esterno Milano, Matteo Salvini mostra alla stampa un complesso di case occupate e degradate. Tutte le domande sono ovviamente sul caso Morisi. Non è tanto l’inchiesta che lo vede coinvolto. Cessione di sostanze stupefacenti. Non è la sua vita privata. È il dato politico, la doppia morale: Morisi gestiva la comunicazione social del segretario, accanendosi per anni, con un metodo persecutorio sulle sue “vittime” di turno. La ministra che riforma le pensioni da aspettare sotto casa. La presidente di un ramo del Parlamento presentata sul palco come bambola gonfiabile, gli immigrati, gli sbarchi, la caccia al rom. Insomma, la ruspa. Morisi lavorava con il ministro dell’Interno al Viminale, quando Salvini sedeva su quella poltrona. Era nella segreteria del Carroccio. Si è dimesso anche da quell’incarico il 1 settembre. A chi si devono intestare gli slogan populisti, la propaganda forcaiola della Lega degli ultimi anni, mescolata con golosità e bacioni? E ancora: perché oggi la frattura con l’ala governista del partito è così profonda?
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C’è di più. Perché poi Salvini aggiunge (riferendosi sempre al numero due della Lega, il ministro Giorgetti, e alla sua intervista alla Stampa di due giorni fa in cui aveva promosso l’outsider Carlo Calenda). “A Roma Michetti è una persona competente e per ripartire bisogna farlo dalle periferie e non dai salotti di Calenda. Non mi pento della citofonata di Bologna. Attacchi politici a cinque giorni dalle amministrative”. Domani e venerdì chiuderà la campagna elettorale con Meloni e Tajani a Milano e poi a Roma, rilanciando sulle aperture 100 per cento, contro il parere del Cts e dei suoi governatori del nord. Vernice fresca su un muro a pezzi.
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Intanto dalle carte dell’inchiesta emergono nuovi dettagli su quanto accaduto nella villetta di Luca Morisi a Belfiore, nel veronese: la cocaina trovata corrisponde ai resti di stupefacenti sparsi nelle stanze dopo il festino ospitato dall’ex guru salviniano. La droga era nelle librerie e sugli scaffali. Circa la sostanza liquida nella bottiglietta dell’auto dei due ragazzi rumeni che l’accusano dopo aver passato ore in quel cascinale (arrivati da Milano), gli avvocati di Morisi dicono: “Non era sua dunque non gliel’ha data lui”. Ed ora è indagato uno dei due ventenni, che nella vita fa il modello e l’escort. Non si conosce il ruolo svolto da una quarta figura, il cinquantenne presente a casa Morisi la notte fra il 13 e 14 agosto. Sembra non per la prima volta. Ma i legali di Morisi smentiscono: “Nessun quarto uomo. E non c’è stato sequestro di pc e smartphone”.