La famiglia di Luca Morisi
(ansa)

La famiglia di Luca Morisi

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Fonti vicine alla famiglia di Luca Morisi vogliono far sapere che lui non ha compiuto alcun reato. “Nessuna violenza, nessuna costrizione, nessuna certezza sull’origine del flacone con il liquido, nessun quarto uomo”, dicono queste persone all’Ansa. Morisi ha già reso noto attraverso il suo legale Fabio Pinelli di voler parlare, chiarire. Non è stato lui a fornire la droga liquida ai ragazzi, ribadisce l’irrilevanza penale della sua condotta.

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A Repubblica ha parlato però il ventenne romeno che era con Morisi e un connazionale tra il 13 e il 14 agosto. Fa il modello, vive a Milano, la pandemia, afferma, lo ha costretto a prostituirsi. È stato contattato via Grindr, il compenso pattuito, 4mila euro, ne hanno ricevuti, lui e l’amico, 2500 con un bonifico, prima di arrivare nel cascinale di Belfiore, vicino a Verona. “Quella notte mi ha distrutto la vita – dice in una conversazione con Giuliano Foschini e Fabio Tonacci, un dialogo realizzato prima via WhatsApp e poi in videochat – la droga dello stupro era sua”. Dice di essersi sentito male (“Troppa, ho pensato di morire”), di essere fuggito e aver chiamato i carabinieri. Per questo c’è stato un controllo in casa Morisi. Nessuna pattuglia passata per caso, quindi, sarà interessante capire perché sia circolata questa informazione.

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Oggi Matteo Salvini tiene a Milano una conferenza stampa con Giorgia Meloni e Antonio Tajani. Domani sempre con loro chiude a Roma la campagna (avvelenata) per le amministrative, poi tour de force, torna a Milano e va anche in Calabria.