Quindi, riformulazione del catasto. Non revisione. Per la quale sono necessari cinque anni. Non verranno toccate le rendite, non cambia l’imposizione fiscale sulle case e sui terreni. No tasse, per essere chiari. Il premier Mario Draghi precisa subito in conferenza stampa. Perché? Perché dalla notte alla mattina si è consumato (ed era già nell’aria) lo strappo di Salvini. Ovvero: nel lunedì elettorale nero della Lega (10 per cento a Milano, nemmeno 6 a Roma, 7 a Bologna, Fratelli d’Italia che supera ovunque tranne che nel comune meneghino), ecco, Palazzo Chigi ribadisce che verrà convocato il consiglio dei ministri per il giorno successivo. Sul tavolo, la delega fiscale. E appunto il catasto che tanto a cuore sta al centrodestra. Alle 14 si apre la cabina di regia. Per il Carroccio si presenta il ministro del Turismo Massimo Garavaglia. giorgettiano. Ma se ne va e la Lega diserta il Cdm. Mentre Draghi parla ai giornalisti (e a domanda risponde: “Salvini? Ci spiegherà lui…”), il leader replica a distanza, dalla Camera.
Nessun caso politico, aggiunge Salvini, solo tasse, noi diciamo no. Non è una crisi. E’ il capo del governo a dover chiarire. I due forse si vedranno a breve. Il segretario Pd Letta intanto convoca i suoi ministri, “gravissimo, Draghi vada avanti”. Il capo Cinquestelle Conte aggiunge: “Grave non sedersi a parlare delle riforme che servono al Paese”. Il Cdm comunque dà il via libera alle delega fiscale. Due miliardi nel 2022 e uno nel 2023 per l'attuazione. Le risorse saranno integrate con nuove entrate dalla lotta all'evasione. Il centrodestra è diviso. Da una parte i contrari Lega e Fratelli d’Italia. Dall’altra Forza Italia. Il ministro Brunetta dichiara: “Passa la nostra linea, la casa non si tocca”. Draghi chiosa. Il voto "non ha indebolito il governo, ma non so neanche se lo abbia rafforzato".