✕

Ipotesi Quirinale

Ascolta l'audio

1 minuti di lettura

Sergio Mattarella lo dice a modo suo. “Giovanni Leone chiese di introdurre ‘la non rieleggibilità del presidente della Repubblica’”. Succedeva il 15 ottobre del 1975, con un messaggio rivolto al Parlamento. Il capo dello Stato ricorda Leone a venti anni dalla sua scomparsa, il settennato al Quirinale fu dal 71 al 78. L’omaggio serve anche per ribadire quale è o sarebbe l’intendimento di Mattarella, già espresso a inizio anno con un richiamo a un altro suo predecessore, Antonio Segni, pure contrario alla rieleggibilità e pure citato ieri. Il mandato scade il 3 febbraio. Da settimane si parla di poco altro in Parlamento, al netto della manovra. Il voto sul ddl Zan, il suo affossamento in Senato, è stato il primo tempo dei giochi del Colle, nel quale i gruppi (ingorvernati) hanno dimostrato in quante trappole si può cadere. Il nome di Mario Draghi entra ed esce dai pronostici a seconda della convenienza dei partiti. Sarebbe perfetto, no meglio Palazzo Chigi. C’è poi chi pensa (l’avreste mai detto qualche tempo fa?) a Berlusconi. Chi a Prodi, ancora. Il nome di Gentiloni è stato una meteora. Nessuno, in apparenza, sarà della partita. Meglio non bruciarsi, né ora, né dopo. Infatti si comincia a parlare di donne, con tante petizioni firmate al femminile: i nomi più ricorrenti, Bonino (come sempre), Cartabia, Finocchiaro, Bindi, Segre (che elegantissimamente ha detto no, ho 91 anni e non ho le competenze, non le avrei avute nemmeno 30 anni fa). Mattarella a molti toglierebbe le castagne dal fuoco. Lui torna a spegnere ogni fiammella: ha già firmato – rivela l’Espresso – per l’affitto di un appartamento a Roma. Poi sì, ieri sera ha siglato anche il disegno di legge di Bilancio e il decreto anti-frodi