Lui è monsignor Carlo Maria Viganò, già nunzio apostolico riluttante negli Stati Uniti, nato a Varese 80 anni fa, grande accusatore di papa Francesco in ambito pedofilia (“si dimetta, ha seguito consigli perversi”, diceva tre anni fa), ma si capisce, il pontefice che lo ha pure pensionato. Negli ultimi tempi, quelli pandemici, ha aggiornato i suoi files (Viganò era anche una delle gole Vatileaks, anno domini 2012). Queste sue ultime teorie negazioniste sono state presentate l’altra sera su La 7, da Giovanni Floris e hanno dato l’occasione a Bruno Vespa di rispondere “che Dio lo perdoni”. Va aggiunto che si tratta di deliri. E va ricordata la partecipazione di Viganò (sempre negazionista, essendo lui un amante del Great Reset, una teoria secondo cui le élite finanziarie globali avrebbero pianificato la Pandemia per instaurare un regime totalitario e il Nuovo Ordine Mondiale) a un evento di Forza Nuova, nel 2020. Oltre che il sostegno a Trump nella campagna elettorale dello stesso anno, animata dal più sfrenato complottismo alla QAnon. La vicinanza agli assalitori della Cgil. Può bastare.