Pensando a Giulio Regeni

Pensando a Giulio Regeni

1 minuti di lettura

È l’ora di pranzo di un giorno di festa, in Italia. Patrick Zaky esce dal carcere di Mansoura, la sua città Natale a nord del Cairo, si trova a due ore di macchina dalla capitale. L’inviata di Repubblica Francesca Caferri riprende l’abbraccio con madre, fidanzata, sorella, con la sua migliore amica. Entrano in macchina, sono tutti felici e storditi, frettolosi, non lo dicono ma quel silenzio parla tantissimo: “Ora siamo noi, siamo insieme, lasciateci un momento solo nostro”, sono i loro pensieri nell’aria.

Arrivato a casa, Zaky si apre, quanto possibile, visto che il 1 febbraio è atteso per un’udienza. E visto che le accuse sono ancora lì, è solo stato scarcerato. Dice questo: “Sono davvero felice, solo ancora un po’ sotto shock, sto realizzando adesso cosa è successo perché non mi avevano detto che mi avrebbero rilasciato, mi hanno solo portato alla stazione di polizia e non sapevo cosa sarebbe accaduto, se dovessi andare di nuovo in udienza o cosa, ero un po’ confuso, ma ora sto molto bene, quando mi hanno detto che sarei stato rilasciato per un attimo ho pensato che mi stessero prendendo in giro ma bene così, sto bene ora, sono con la mia famiglia, con la mia gente, con la mia fidanzata, con le mie sorelle; sono molto felice di rivedervi tutti, perché ho saputo tutto quello che avete fatto per me negli ultimi due anni e vi ringrazio davvero”.

Come si fa in queste ore a non pensare a Giulio Regeni? Davanti all’ambasciata egiziana a Roma è tornato (rielaborato) il murale di Laika in cui Giulio abbraccia Patrick: “Ci siamo quasi”, dice Giulio”; “Stringimi ancora”, risponde Patrick. La famiglia Regeni sta aspettando. Che qualcosa si muova perché un’idea  (almeno) di giustizia possa vivere ancora. Il tribunale di Roma ha deciso che non si può celebrare il processo contro gli imputati egiziani perché Il Cairo non fornisce gli indirizzi di residenza, non c’è alcun campanello da suonare (pare serva proprio quello) per far sapere loro che ci sono accuse da cui dovrebbero difendersi. La commissione parlamentare d’inchiesta ha invece indicato gli apparati del governo egiziano come responsabili dell’omicidio di Giulio. Ma poi non è accaduto altro. I genitori aspettano un segnale dal nostro di governo. Arriverà? Deve arrivare.