Autorevole, ci mancherebbe. Siamo pronti a un’azione forte, dice Giuseppe Conte. Questo è un concetto non solo di maniera, perché effettivamente oltre ad essersi detti di Draghi, si sono promessi, i tre (lui, Enrico Letta e Roberto Speranza), di marciare uniti su un’altra scelta che deriverà, potrà derivare, dalle mosse del centrodestra post-Silvio (attenzione, in questo senso comincia a circolare il nome di Gianni Letta, Salvini ci pensa, chissà). C’è poi, lo raccontavamo ieri, la gigantesca questione Grillo, l’inchiesta per traffico di influenze che lo coinvolge. Il fondatore del Movimento si dice amareggiato, ne parla con le persone a lui più vicine e la nemesi diventa totale: perché oltre a ripetere di non aver fatto alcun favore all’amico armatore Vincenzo Onorato – di cui invece i pm milanesi sospettano sponsorizzasse le richieste presso parlamentari e ministri, dopo aver incassato proventi per il suo blog – si rammarica per i tempi dell’inchiesta. Come un politico qualsiasi. A proposito, nella carte si parla anche del ministro Patuanelli (non indagato), e di scelte comunque rinviate dal suo ex collega (era il 2019) Toninelli (non indagato), di gare mai avviate per non incrinare il monopolio di Onorato. Che fare, nel Movimento? Normalizzare.