Draghi, pazienza esaurita
(ansa)

Draghi, pazienza esaurita

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Momenti concitati nelle commissioni Bilancio e Affari costituzionali alla Camera durante l'esame delle modifiche al dl Milleproroghe. Il governo nella notte di mercoledì è andato sotto quattro volte e in alcuni casi la maggioranza si è spaccata, come sul tetto al contante: Lega e FI hanno votato con FdI una retromarcia, riportando il limite da mille a 2mila euro, grazie allo slittamento al 2023 dell'entrata in vigore della soglia più bassa. Contro il parere dell'esecutivo sono passati anche gli emendamenti che prevedono il dietrofront sull'Ilva, le norme sulle graduatorie della scuola e i test sugli animali. Ed è scontro Pd-Lega sulla giustizia.

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E così Draghi convoca i capidelegazione. Furioso. Prima di incontrarli, sale al Quirinale per vedere Sergio Mattarella. Tutti i capofila dei partiti di maggioranza credono che, con l'escalation della crisi ucraina, stia facendo il punto sul dossier col Presidente della Repubblica. Invece il premier sale al Colle per riportare al Capo dello Stato i suoi dubbi su di loro. Torna a Palazzo Chigi e li affronta, ancora molto irritato. “Siamo qui per fare le cose, altrimenti non si va avanti. Incidenti come quelli accaduti in Parlamento non devono succedere più. Se volete perdere tempo, trovatevi un altro”. Ergo, la maggioranza deve garantire il sostegno ai provvedimenti dell'esecutivo. Ce la faranno i leader a tenere i gruppi? Forse se lo domandano anche loro. E comunque, la campagna elettorale è già iniziata.