Le forze russe hanno bombardato un teatro d’arte drammatica nel cuore di Mariupol, che era stato convertito in un rifugio per centinaia di civili. Colpita anche una piscina, sotto le macerie, secondo i soccorritori, ci sarebbero donne incinte e bambini.
In città ci sono ancora 400mila persone intrappolate, da giorni senza acqua né cibo. 500 rimangono in ostaggio nell’Ospedale Regionale di terapia intensiva. E l’esercito di Mosca ha aggredito anche alcuni disperati che erano in fuga dalla città, tra loro adesso ci sono diverse vittime, anche se è impossibile verificare i numeri. L’assedio riguarda molti centri urbani, Kharkiv, Kherson, Sumy, Odessa (il principale porto ucraino, le cui coste sono state bombardate dalle navi russe al largo del Mar Nero). Dieci civili in coda per il pane sono stati uccisi a Chernihiv, estremo opposto del Paese, tutto a nord, al confine con la Bielorussia. Mosca nega sia questa carneficina, sia quella del teatro, addossando la responsabilità al battaglione ultranazionalista Azov.