“La chiamo per parlare di pace”. Mario Draghi rimane al telefono per un’ora con Vladimir Putin. “L’Italia è disponibile, ma bisogna stabilire quanto prima il cessate il fuoco per difendere la popolazione”, dice. L’offensiva diplomatica non si ferma, sebbene sul fronte delle trattative sembri un giorno di stallo. Prima lo scetticismo americano e britannico, seguito al negoziato di Istanbul, poi il gelo del Cremlino: “Nessuna svolta nei colloqui, non possiamo affermare che ci sia qualcosa di promettente”, dichiara il portavoce Peskov. È come se fossimo avvolti da una cortina fumogena, visto che il ministro degli Esteri di Mosca Lavrov, da Pechino, ribalta ancora la lettura delle ultime 36 ore.