Siamo a ridosso di quella data simbolica per la Russia, il 9 maggio, evocata continuamente nei giorni scorsi per dire che Mosca vorrà celebrare la vittoria su Kiev proprio in occasione dell’anniversario della sconfitta della Germania nazista, al termine della Grande guerra patriottica, nel 1945. Per il momento il Cremlino ha fatto sapere che è annullata la parata nelle due repubbliche autoproclamate di Donetsk e Lugansk, è la prima volta che accade dal 2014. In fondo è proprio da qui che è partito il conflitto, appena dopo il riconoscimento di Mosca, con il discorso in tv di Vladimir Putin del 21 febbraio. Ma secondo la commissaria per i diritti umani del Parlamento ucraino, Lyudimilla Denisova (vi ricordate di lei? Abbiamo già fatto il suo nome in questo podcast in merito alle denunce di stupro che sta raccogliendo, soprattutto raccontando delle ragazze di Bucha che in alcuni casi sono anche rimaste incinte), allora secondo Denisova la sfilata si farà a Mariupol, la parata sarà quella dei cittadini costretti a marciare come prigionieri. E poi c’è l’ipotesi della mobilitazione generale, una dichiarazione di guerra formale da parte di Mosca (non dunque operazione militare speciale, e sì dunque al richiamo dei riservisti), che però il Cremlino smentisce. O sarà un giorno buono per annunciare una qualche vittoria e difendere di fatto i territori conquistati? Volodymyr Zelensky, che teme ovviamente questa giornata, prova a dare il suo contributo per rinfrancare gli animi.