Mentre le guerre in Medio Oriente e Ucraina continuano a impegnare i leader del mondo con annunci e propostiti terrorizzanti (“Daremo munizioni a lungo raggio a Kiev ma non per avanzare in territori russi”, dice Biden prima di vedere Zelensky e dopo che Putin aveva ipotizzato di rispondere con armi nucleari, nelle ore in cui Netanyahu respingeva il piano di pace americano e francese per Gaza e sbarcava a New York, per parlare all’Assemblea generale dell’Onu), qui da noi la giornata inizia con la foto di gruppo delle opposizioni al gran completo sulle scale della Cassazione per il deposito delle firme contro l'Autonomia differenziata. Oltre un milione e 300mila. Un successo. Ma tra i protagonisti dello scatto neanche una stretta di mano. In Parlamento, in quel momento, si sta consumando la frattura sulla Rai. Il Pd, con Iv e Azione, non partecipa al voto sui consiglieri del Cda, scaduto a maggio. M5S e Avs, sì. Una spaccatura plateale su cui parte un reciproco scambio di accuse su chi avrebbe rotto il patto delle opposizioni. Al Palazzaccio Elly Schlein e Giuseppe Conte si ignorano. Ma rispondendo ai cronisti, a pochi metri uno dell'altro, non se le mandano a dire. Intanto qui Angelo Bonelli, Avs. La versione di Conte è: "Spaccatura? Qui la spaccatura c'è stata da parte del Pd che ha deciso con Renzi". Invece per la segretaria democratica le cose stanno diversamente e davanti ai microfoni ribadisce quanto detto mercoledì sera ai parlamentari dem riuniti: "La nostra posizione è di assoluta coerenza, va chiesto ad altri perché hanno cambiato opinione". Tutte le opposizioni erano d'accordo nel bloccare il rinnovo del Cda in assenza della riforma della governance Rai con il recepimento del Media Freedom Act europeo, "la normativa -dice Schlein- che chiede che finalmente la Rai sia indipendente dalla politica, dai partiti". Per M5S e Avs il risultato è stato raggiunto con l'ok della maggioranza a incardinare la prossima settimana in Senato i ddl in materia. Per il Pd è solo un bluff: "Ieri la maggioranza ha chiarito che questo Cda viene votato per rimanere in carica tre anni, così si rischia di rimandare al '2000 e mai' la riforma. Chi ci sta vuole spartirsi posti". In ogni modo: il Parlamento ha votato 4 consiglieri del Cda, il ministero dell'Economia ha indicato gli altri 2, per i dipendenti era già stato scelto Davide Di Pietro. Eletti Federica Frangi (Fdi), Roberto Natale (Avs), Antonio Marano (Lega) e Alessandro Di Majo (M5s), il Tesoro ha proposto Simona Agnes (Fi) per la presidenza e Giampaolo Rossi (Fdi) nel ruolo di ad. Resta il nodo del presidente: per eleggerlo occorre la maggioranza qualificata dei due terzi in Vigilanza.