Il ministro Giuli e la passione triste

Il ministro Giuli e la passione triste

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Mentre in Parlamento la seduta delle Camere riunite si conclude con un nulla di fatto per la nomina del candidato meloniano alla Consulta (qui avete sentito Angelo Bonelli, Avs), in Medio Oriente sono ore sempre più tese, e pericolose. Nel sud del Libano, a nord di Sidone, la troupe del Tg3 viene aggredita: l’autista che da tempo collaborava con la Rai muore d’infarto. L’inviata Lucia Goracci e l’operatore Marco Nicois e la loro traduttrice sono incolumi. Ma molto scossi. Il servizio puntualissimo, eppure così umano, di Goracci. A sera il premier israeliano si rivolge alla popolazione libanese come aveva fatto con quella iraniana, invitandola ad abbandonare al suo destino Hezbollah, affermando per la prima volta di aver ucciso anche il successore di Hassan Nasrallah, Safieddine. Ma l’Idf nel frattempo bombarda anche in Siria, il ministro della Difesa Yoav Gallant annulla il suo viaggio di oggi a Washington, nel frattempo Joe Biden rinuncia alla visita a Berlino nel fine settimana, prima del raduno alleato di Ramstein per i finanziamenti all’Ucraina, dove avrebbe dovuto incontrare Scholz, Macron, Starmer, e non Meloni. Lo trattiene alla Casa Bianca la minaccia della devastazione che porterà l’uragano Milton, che potrebbe travolgere anche la campagna elettorale, se sottovalutata. Da noi il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti nell’audizione sulla manovra ammette la crescita inferiore alle attese e annuncia la revisione dei valori catastali. Il nuovo collega della Cultura Alessandro Giuli, presenta le sue misteriose linee programmatiche.

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