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CITIZEN SILVIO

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Rom "No trespassing", vietato l' ingresso, ammonisce il cartello sul cancello di Xanadu, la villa da Mille e una notte di Charles Foster Kane nella scena iniziale di Citizen Kane. "Proprietà privata" c' è scritto di fronte alla villa di Arcore, il fortilizio che Silvio Berlusconi in questi giorni ha trasformato in un vero think tank per preparare il suo debutto sulla scena politica ormai pluriannunciato. Le analogie fra i due personaggi finiscono qui? Per il momento sì, e c' è da sperare che lì restino. L' editore che ispirò il celeberrimo film del 1941 di Orson Welles era William Hearst, spregiudicato, ubriacone, megalomane in delirio da onnipotenza. Il film, "Quarto Potere" in italiano (chissà se c' è nei magazzini Fininvest), racconta la rocambolesca scalata all' Inquirer e poi al Cronichle, ma soprattutto lo sciagurato affacciarsi alla carriera politica del magnate dei media. Insomma, un film da …
Rom "No trespassing", vietato l' ingresso, ammonisce il cartello sul cancello di Xanadu, la villa da Mille e una notte di Charles Foster Kane nella scena iniziale di Citizen Kane. "Proprietà privata" c' è scritto di fronte alla villa di Arcore, il fortilizio che Silvio Berlusconi in questi giorni ha trasformato in un vero think tank per preparare il suo debutto sulla scena politica ormai pluriannunciato. Le analogie fra i due personaggi finiscono qui? Per il momento sì, e c' è da sperare che lì restino. L' editore che ispirò il celeberrimo film del 1941 di Orson Welles era William Hearst, spregiudicato, ubriacone, megalomane in delirio da onnipotenza. Il film, "Quarto Potere" in italiano (chissà se c' è nei magazzini Fininvest), racconta la rocambolesca scalata all' Inquirer e poi al Cronichle, ma soprattutto lo sciagurato affacciarsi alla carriera politica del magnate dei media. Insomma, un film da guardare e da sintetizzare con un avvertimento: "Attenzione". Attenzione a non subire il fascino della politica. A ciascuno il proprio mestiere, insomma. Del resto, di esempi di attrazione fatale fra mondo dell' editoria e politica è piena la storia di questo secolo. Ma in tutte le vicende personali c' è curiosamente un tratto comune: gli editori in questione, per quanto di specchiata moralità e di indubbia redditività, appena si sono affacciati alla politica hanno subìto un' improvvisa e imprevista diminuzione delle proprie capacità di imprenditori e di public relation men di sè stessi. Insomma, hanno perso il tocco magico. Riveduti e corretti Fra tutti, il nome più prestigioso è sicuramente quello di Henry Luce, il fondatore di Time. Di lui si diceva che tutto quello che stampava diventava oro: il newsmagazine che creò nel 1923, diffuso oggi in 4 milioni di copie in tutto il mondo, doveva far scuola. L' innovazione era semplice: offrire al pubblico una lettura "finale" dei fatti della settimana, riveduti, corretti, "predigeriti". E ogni tanto inserirci qualche clamoroso "scoop". La fortuna di Time fu immensa, e centinaia i suoi imitatori, a partire da Newsweek per finire con i settimanali politici italiani. Tra l' altro Newsweek fu creato dalla famiglia Graham, editrice del Washington Post e guarda caso protagonista di un paio di sfortunati tentativi di ingresso in politica. Katharine Graham è considerata oggi la donna più influente della capitale americana, ma il suo primo marito Phil, amico intimo dei Kennedy, morì addirittura suicida nel 1963 nella frustrazione per non riuscire ad esprimersi nell' arena politica. Dopo Time, Luce fondò nel 1932 Fortune, e fu un' altra grossa scommessa vincente. L' idea di pubblicare un mensile finanziario nel pieno della Grande Depressione, che costava un dollaro contro i 15 centesimi di Time, sembrò un azzardo. Ma anche Fortune fu un successo, e Luce nel 1936 con l' ennesimo colpo di genio lanciò Life, stavolta basato sulle grandi fotografie. Poco dopo, per Luce ebbe inizio la parabola discendente: dapprima scandalizzò la New York dell' "innocenza" divorziando dalla prima moglie e sposando Clare Boothe (nel dopoguerra ambasciatrice di Eisenhower a Roma), quindi si gettò in politica nelle file repubblicane. Si era messo in testa di diventare presidente degli Stati Uniti, tentò una scalata "alternativa", sul tipo di quella di Ross Perot, ma non ebbe fortuna e dopo un po' scomparve dalla scena. Più antica la storia di George Hearst. Era un ricco proprietario terriero quando ricevette in pagamento di debiti di gioco il San Francisco Examiner nel 1880. Doveva nascerne un impero editoriale che oggi comprende 12 quotidiani, 14 riviste (fra cui Cosmopolitan, Esquire, Harpers' s Bazaar), 15 trade magazines specializzati in altrettanti settori come la "Official Use Car Guide", sei stazioni televisive e altrettante radiofoniche. La sua famiglia ha oggi un patrimonio netto di 4 miliardi (secondo Forbes, al confronto, quella Getty "vale" 2,8 miliardi, Oppenheim 2,7, Agnelli 2,9), ma di tutta la travolgente storia del capostipite l' unico capitolo che si ricorda malvolentieri è quello politico: diventò senatore alla fine del secolo scorso, poco dopo aver consegnato l' impero editoriale al figlio William Randolph Hearst, che a sua volta fu accusato di fomentare la guerra ispano-americana per aumentare la tiratura e di una serie di altre nefandezze immortalate nel Citizen Kane di cui si parlava prima. Servirono decenni alla famiglia per ripristinare un' immagine accettabile. Spostiamoci in Europa. Qui sembrano soprattutto i partiti socialisti ad aver esercitato un' attrazione fatale verso i grandi editori. Aveva cominciato subito dopo la guerra Robert Hersant, l' editore del Figaro e di France Soir, ben noto proprio a Berlusconi perchè suo compagno (e poi avversario) nella sfortunata avventura di Le Cinq. Hersant era diventato deputato appunto con i socialisti, ma la sua avventura politica finì nel peggiore dei modi: con un provvedimento rarissimo fu espluso per "indegnità nazionale" dal Parlamento in quanto erano emerse a suo carico accuse di collaborazionismo con i nazisti, peraltro mai provate. Un altro socialista celebre è Bernard Tapie, industriale in mille settori e non solo nell' editoria (gli diede fama internazionale l' acquisizione dell' Adidas), impegnato da Mitterrand come anti-Le Pen nei collegi elettorali del sud, deputato dall' 88. Dopo aver conosciuto le più strabilianti fortune negli anni 80, oggi Tapie è "in rovina", come ha confidato senza mezzi termini a Business Week. E' in attesa che venga rimossa l' immunità parlamentare per essere processato per bancarotta fraudolenta. Travolto dai debiti, sta vendendo uno a uno i pezzi del suo impero, compresa la sua partecipazione in Tf1. Ha dato in pegno il suo yacht da 75 metri e il suo Rubens pagato 17 milioni di dollari ad un' asta di Sotheby' s. E, dulcis in fundo, aspetta anche il processo per le accuse di corruzione mosse alla sua squadra dell' Olympique de Marseille (anche lui ha la passione del calcio) per una vittoria contro il Valencia. Una morte misteriosa Del tutto atipica la vicenda di Robert Maxwell. La sua morte resta un mistero (omicidio, suicidio, incidente) ma sempre meno misteriosi e più sconcertanti sono i contorni del crack finanziario del suo impero editoriale, dalle truffe sui fondi pensione (un buco che da solo "vale" 933 milioni di sterline) alle "scatole vuote" che facevano acquisizioni senza fondi. Nell' attesa che sugli aspetti finanziari si pronunci il Serious Fraud Office, che sta per completare l' inchiesta sulla quotazione in Borsa del Mirror Group Newspapers, continuano ad emergere nuovi particolari sull' impegno civile di Maxwell. Partigiano nella resistenza cecoslovacca, decorato per i servizi resi come soldato britannico nello sbarco in Normandia, agente dell' Intelligence Service nella Berlino del dopoguerra, deputato laburista dal 1964 al 1970, per tutta la vita ha continuato a sostenere la causa socialista. Strumento del suo impegno sono sempre stati i suoi giornali (ultimo arrivato il Jerusalem Post) nei quali inseriva continuamente espliciti messaggi politici, a volte suscitando vere e proprie ribellioni in redazione specialmente in quei quotidiani - tipico il caso del Daily Mirror - che avevano tutt' altro che una tradizione socialista. Quanta della sua forza finanziaria abbia realmente dirottato a favore della "causa", è uno dei principali misteri che Captain Bob si è portato dietro, ma di certo il suo impegno militante, anche se per una causa nobile, gli ha portato molti più problemi che soddisfazioni nella sua attività di editore.