SILVIO FOR PRESIDENT
<em style="margin: 0px; padding: 0px; color: rgb(102, 102, 102); font-weight: normal;" class="author">EUGENIO SCALFARI</em>
GIANFRANCO Fini è andato ieri mattina a deporre fiori alle Fosse ardeatine. Vuol dire che rinnega le stragi che fascisti e nazisti fecero durante i 18 mesi di guerra partigiana? Vuol dire che respinge, dopo 48 anni di continuità orgogliosamente rivendicata fino a ieri, l' eredità non solo del fascismo ma in particolare della repubblica di Salò e del suo fosco tramonto? Su questo punto capitale Fini ha osservato un rigoroso silenzio, ma accettiamo pure l' ipotesi - tutta da dimostrare - che quella rottura ci sia o che comunque, presto o tardi, ci sarà e ragioniamo sulla natura politica della costituenda Destra nazionale. Vorrei fare anzitutto un' osservazione. Molti italiani, e tra di loro parecchi uomini politici che continuano a proclamarsi di centro e che si sentono divisi dalla sinistra da una sorta di incolmabile e invalicabile fossato, non hanno invece alcuna difficoltà a intrupparsi con la destra estrema, quand' anche guidata da Fini e d…
GIANFRANCO Fini è andato ieri mattina a deporre fiori alle Fosse ardeatine. Vuol dire che rinnega le stragi che fascisti e nazisti fecero durante i 18 mesi di guerra partigiana? Vuol dire che respinge, dopo 48 anni di continuità orgogliosamente rivendicata fino a ieri, l' eredità non solo del fascismo ma in particolare della repubblica di Salò e del suo fosco tramonto? Su questo punto capitale Fini ha osservato un rigoroso silenzio, ma accettiamo pure l' ipotesi - tutta da dimostrare - che quella rottura ci sia o che comunque, presto o tardi, ci sarà e ragioniamo sulla natura politica della costituenda Destra nazionale. Vorrei fare anzitutto un' osservazione. Molti italiani, e tra di loro parecchi uomini politici che continuano a proclamarsi di centro e che si sentono divisi dalla sinistra da una sorta di incolmabile e invalicabile fossato, non hanno invece alcuna difficoltà a intrupparsi con la destra estrema, quand' anche guidata da Fini e dal Msi. Per questa cospicua parte del corpo elettorale non c' era nemmeno bisogno della pagliacciata dei fiori alle Fosse ardeatine: non hanno già votato in gran numero per la "fiamma" il 5 dicembre a Roma e a Napoli? Non hanno portato la consistenza elettorale del Msi da un 10-12 per cento che era il suo tradizionale livello ad oltre il 40? Fini ha capito che gli torna utile trasformare i suoi "manipoli" in destra nazionale, ma in realtà si tratta d' uno sfoggio non necessario. Quei centristi hanno sempre avuto il cuore a destra, per interessi e per sentimenti. Non c' è mai stato un fossato da quella parte. Non fu Andreotti ad abbracciare il maresciallo Graziani ad Arcinazzo senza che nessuno nella Dc se ne scandalizzasse? Non fu Sturzo - pensate, don Luigi Sturzo, il fondatore del Partito popolare, l' uomo cui si richiama oggi la Democrazia cristiana in cerca di purificazione, il prete cui il Vaticano impose l' esilio nel 1923 per non disturbare le vocazioni concordatarie di Mussolini - non fu lui a patrocinare nei primi anni Cinquanta un listone tra cattolici e missini per la conquista del Campidoglio sotto gil auspici di Gedda e dell' Azione cattolica? Quella pagina ingloriosa è stata mandata in soffitta per molti anni dal gruppo dirigente democristiano, ma sta tornando d' attualità. FORSE Publio Fiori l' aveva in mente quando ha incitato i cattolici romani a votare Msi, ascoltato e seguito da molti di loro. Voti fascisti? Non c' è fascismo all' orizzonte. Voti di destra? Certamente sì. Mezza Italia è dunque di destra? Così sembrerebbe, se stiamo ad alcuni segnali rozzi ma eloquenti: Berlusconi dichiara che - messo alle strette - avrebbe scelto Fini; mezza Dc vede con favore il tentativo berlusconiano; il liberale Alfredo Biondi si precipita nella villa di Arcore e riceve omaggi, inviti e il titolo di "maestro" dalla viva voce del "patron" della Fininvest; lo stesso Bossi non disdegnerebbe di mescolare tutto in un calderone purché gli si riconosca la leadership dell' intruglio che ne uscirà. Ecco dunque la destra italiana che prende forma. Le difficoltà che l' intruglio riesca sono molte ma la voglia è tanta. Bisogna capire da dove viene questa voglia; bisogna analizzare con grande attenzione quegli interessi e quei sentimenti per capir bene quanto sta accadendo e quanto è già in parte accaduto. Negli anni Cinquanta l' uomo più odiato dalla destra italiana, dalla destra vera, quella che votava in massa per la Dc, non fu Togliatti. Togliatti era il Male; infatti era incorso con tutti i suoi nella scomunica papale. Del resto, se la meritava; ma con il Male si deve convivere, non è vero? In realtà l' uomo più odiato in quegli anni fu Ezio Vanoni, cioè uno dei capi storici della Democrazia cristiana. Vanoni era un uomo assai mite, molto dolce. Fu per lunghi anni ministro delle Finanze e del Bilancio. Non si arricchì di una lira, condusse vita specchiata, ebbe vivissimo il senso dello Stato e del pubblico servizio. Morì d' infarto mentre alla Camera esponeva un programma finanziario di giustizia fiscale e di austerità. Nonostante queste qualità che avrebbero dovuto attirargli la stima e il rispetto di tutti, fu passionalmente e visceralmente odiato. La sua colpa era stata di aver reso obbligatoria la dichiarazione dei redditi, il famigerato modulo Vanoni. La destra italiana infatti, al di là delle distinzioni ideologiche, culturali, estetiche, snobistiche, si è sempre trovata unita da un robusto sentimento unificante: non ha mai voluto pagare le imposte e infatti - finché ha potuto - non le ha pagate. Questo robusto sentimento dura tuttora e lo vediamo. Un altro uomo odiatissimo dalla destra è stato Ugo La Malfa e insieme con lui Bruno Visentini. Oggi è facile dir bene di La Malfa: è morto da un pezzo. Ma finché è stato vivo la musica era diversa. Se pronunciavate il suo nome non dico in ambienti missini, ma tra quella che si definisce la buona borghesia, vedevate subito facce lunghe e occhiate rancorose. Una volta uno di questi buoni borghesi, pensando di far dello spirito, mi disse: "Quando sento il nome di La Malfa metto mano alla pistola". Infatti il suo Partito repubblicano fu sempre lasciato al palo. Aveva le carte in perfetta regola: liberali in politica, fautori ad oltranza del libero mercato, innamorati dell' America e degli americani, gente perbene, gente colta, gente moderna, gente competente. Quattro gatti erano e quattro gatti sono rimasti. La destra vera, la grande destra italiana li ha sempre odiati. Prima di morire La Malfa osò perfino proclamare che Berlinguer ormai, avendo rotto con Mosca, era entrato di pieno diritto nel sistema democratico e poteva legittimamente aspirare a governare. La vera destra aveva dunque capito bene e fin dall' inizio che La Malfa era un bolscevico. Non era stato anche lui a favore d' una riforma fiscale seria, non aveva combattuto i monopoli, non aveva tentato di riformare il sistema commerciale e di rompere le corporazioni, non aveva voluto (insieme a Vanoni) la riforma agraria, non aveva patrocinato (insieme a Visentini) la nominatività dei titoli e tasse eque sul lavoro autonomo? Quando morì lo piansero tutti. Questo è molto italiano: fu pianto da tutti perfino Berlinguer e non parliamo di Sandro Pertini. In morte li piangono, in vita vorrebbero impiccarli, almeno in effigie. Ma non è solo l' odio contro le imposte a far da cemento alla destra italiana. C' è un altro robustissimo sentimento che la unisce al di là d' ogni possibile steccato: quando una cosa è mia, ci faccio quello che mi pare. Il liberismo essi lo intendono così e se provi a spiegargli che così non è in nessuna parte del mondo, salvo forse in Perù o nel Cile di Pinochet o in qualche repubblichetta delle banane o nella Colombia degli Escobar, diventano furiosi. Questo robustissimo sentimento della proprietà al di sopra della legge è quello che ha reso impossibile in Italia quella riforma urbanistica che esiste in tutti i paesi civili e che si basa sul principio che la rendita edilizia, essendo creata dai Comuni attraverso i piani regolatori e l' urbanizzazione dei suoli, dev' essere prelevata interamente dai Comuni. Si tratta di un principio di ovvia equità, ma in Italia chi ha provato ad attuarlo, magari con cautela, magari con gradualità, è stato ridotto al silenzio, si è visto troncare la carriera e addirittura (potrei fare i nomi) è diventato pazzo. In fondo, alla base di Tangentopoli, c' è stata la rendita edilizia e i favolosi arricchimenti prodotti dalle varianti ai piani regolatori ottenute "ungendo le ruote". Tutta l' orda dei palazzinari, questa nube di cavallette che ha devastato le nostre città, dissestato i bilanci comunali, ingorgato il traffico e prodotto l' inquinamento che ne consegue, ha la sua origine nel fatto che la proprietà dei suoli non è stata sottoposta ad alcuna disciplina. Ma per loro il liberismo è questo. Andate a domandare a Bossi se sosterrebbe una legge urbanistica che confiscasse la rendita edilizia: vi manderebbe a "cagare", se è consentito prendere a prestito il suo lessico esuberante. Un altro esempio del principio "questo è mio e ci faccio quello che mi pare" è Silvio Berlusconi, anche lui liberista di ferro, anzi di diamante. Il buon Silvio ritiene e proclama che le sue tre (o sei, o nove, non si sa) reti televisive sono un bene di sua assoluta proprietà, non diversamente da quel Cito tarantino che con la sua Antenna 6 ha fatto carne di porco. Il fatto di essere un pubblico concessionario che usa un bene pubblico come l' etere e di aver contratto in questa sua veste obblighi non solo giuridici ma morali dei quali deve rispondere dinanzi alla collettività, nemmeno lo sfiora. La circostanza che, fino a quando usufruirà di quelle concessioni, non può fondare e guidare un partito politico, per lui e per i suoi sicofanti è una bestemmia. Del resto, all' origine delle fortune del Cavaliere, non c' è una variante al piano regolatore di Milano? Silvio Berlusconi però, quanto ad esser di destra, è più a destra di tutti. Non s' era mai visto al mondo un caso come quello cui stiamo assistendo in questi giorni, di fondazione d' un partito effettuata attraverso la convocazione dei potenziali candidati, il test di dizione, i provini televisivi, il manuale per rispondere ai giornalisti, per fare i comizi, per ingraziarsi il colto pubblico e l' inclita guarnigione. "Arrivano a gruppi" ci raccontano dei testimoni,"e vengono esaminati, istruiti, fotografati, televisionati". Gli guardavano anche la dentatura. Tra gli invitati c' era anche l' onorevole liberale (!) Biondi. A lei hanno guardata la dentatura, onorevole Biondi? O l' hanno assunto sulla parola? Un partito che nasce con queste caratteristiche dovrebbe preservare la libertà minacciata (da chi?). Il suo leader fa l' occhiolino a Fini ed anche a Bossi, a Segni ed anche a Martinazzoli. E c' è perfino qualcuno, ai piani alti di quel che resta della Dc, che lo prega vivamente di astenersi dalla politica e gli promette in contropartita di operare affinché le banche creditrici della Fininvest (6 mila miliardi di debiti) non gli chiudano i fidi e possibilmente glieli allarghino. Povero giudice Di Pietro: tu credevi d' aver asportato il cancro della corruttela e risanato il paese. Machiavelli l' aveva vista più chiaramente quando aveva scritto che gli uomini scordano prima la morte del padre che la perdita della roba. Così vanno le cose nel mondo e in questo modo di sentire noi di questo paese non siamo certo i soli, ma probabilmente siamo tra i primi. I sentimenti e gli interessi che "affascinano" quelli che dicono di chiamarsi centro con quelli che non esitano a definirsi destra, sono dunque numerosi e consistenti sicché potrebbero senza problema mettersi tutti insieme e scendere in campo. Ma c' è un paio di però abbastanza rilevanti. Il primo però è dato dal fatto che la destra e ancor più il centro non possono presentarsi al giudizio della gente impugnando soltanto i loro interessi: per far numero debbono ricorrere alla demagogia, ai grandi ideali, alla Patria, al Federalismo, alla Libertà in pericolo, alla Religione conculcata e ad altre simili piacevolezze. E debbono promettere, promettere, promettere. Ci cascheranno i gonzi? Quanti sono i gonzi? La gente è sveglia. Corruttibile, sia pure, ma non imbecille. Il secondo però è che a destra e al centro c' è pure parecchia gente perbene, parecchia gente che di fronte all' immondezzaio demagogico, alla ricomposizione delle clientele, al vecchio che più vecchio non c' è, farà - si spera - un passo indietro e, questa volta almeno, il naso non se lo turerà. E se sentirà quell' odore volterà la testa e i passi da un' altra parte. Se posso concludere con un' opinione del tutto personale, dirò che non vedo l' ora di apprendere che Silvio Berlusconi si è deciso a scendere in campo. In realtà l' ha già fatto, manca soltanto la conferma ufficiale accompagnata da adeguate trombe e tamburi. Spero che quel momento arrivi prestissimo: affinché la gente capisca bene che cosa c' è dietro al Liberismo della destra, alla Patria della destra, al Federalismo della destra, alla Moralità della destra, e affinché senta quell' inconfondibile odore, non c' è di meglio che Berlusconi. "Silvio for president": questo slogan è una garanzia di vittoria. Per chi gli è contro, naturalmente.