MILANO - "L' Italia è il paese che amo". Alle 17,30 di ieri, primo messaggero il solertissimo Emilio Fede, la scorpacciata dei dieci minuti di Silvio Berlusconi in cassetta comincia con una mozione agli affetti patriottici, un esordio dolce che potrebbe andare bene anche per uno dei jingle che Berlusconi compone per Forza Italia. Un Berlusconi teso, la faccia scavata nella quale si intravedono, sotto la cosmetica abbronzatura di giornata, le rughe della tensione. Dieci minuti, replicati a iosa sulle reti Fininvest e sminuzzati sui tg della Rai, per rimettere a fuoco i nemici, "i comunisti" e gli "orfani e nostalgici del comunismo", le schiere malvage che vogliono impedire il "grande sogno" berlusconiano: "Quello di un' Italia più giusta, più generosa verso chi ha bisogno, più prospera e serena, più moderna e efficiente, che sia protagonista in Europa e nel mondo". Un' Italia che crede "nell' individuo, nella famiglia, nell' impresa, nella competizione, nello sviluppo, nell' efficienza, nel mercato libero e nella solidarietà, figlia della giustizia e della libertà". Berlusconi scende in campo, lasciando ogni incarico aziendale, perché, dice, perché "dobbiamo costruire insieme, per noi e per i nostri figli, un nuovo miracolo italiano". Miracolo impossibile, assicura Sua Emittenza, se invece vinceranno "le sinistre e i comunisti" che nutrono "invidia sociale e odio di classe", "non credono più in niente" e hanno in animo di "trasformare il paese in una piazza urlante, che grida, che inveisce, che condanna". No, sentenzia Berlusconi, "non sono cambiati: guardate i loro telegiornali pagati dallo Stato, leggete la loro stampa". E scavata la trincea dell' anticomunismo, il Cavaliere invita all' unione "tutte le forze liberali e democratiche", a partire dal "mondo cattolico". Una unione con il suo movimento, Forza Italia, che all' Italia vuole dare "persone con la testa sulle spalle, esperienza consolidata, creative e innovative, capaci di far funzionare lo Stato". E' questa la semplice ricetta per rimpiazzare la vecchia classe politica, "politicanti senza mestiere" travolti "dal peso del debito pubblico e dal sistema di finanziamento illegale dei partiti". Una giornata tesa, un po' cupa, quella del Cavaliere che martedì ha fatto le tre di notte ad Arcore, a provare e riprovare la cassetta dell' annuncio, seduto nel suo studio, due foto di intimità familiare e una scultura di Cascella alle spalle, sulla scrivania un enorme tagliacarte d' ebano e argento, lui fasciato nel doppiopetto blu, camicia azzurra, cravatta antracite, i fogli davanti, la voce un po' roca, le spalle che si muovono a sottolineare i passaggi più vigorosi, le parole più amate (libertà, profitto, mercato) e quelle più odiate (comunisti, illiberalità, odio di classe). Poi alle tre e mezzo di notte l' arrivo a Villa Belvedere, il bianco villone visconteo sulla collina di Brugherio, dove vive la famiglia, la moglie e i tre figli delle seconde nozze. Ieri sveglia alle sette, ginnastica, passeggiata nel parco. Di nuovo visione della videocassetta. E subito dopo l' okay per la diffusione, alle 17 la cassetta è pronta per il ' ponte' con la Rai, l' attività delle produzioni Fininvest dirottata per tre ore sulla duplicazione del messaggio. Poi il pranzo, risotto e verdure al vapore, la pennichella. A sera è seduto nel salotto in tuta blu, ha guardato i telegiornali, ha ricevuto telefonate: Gianni Letta, la madre (la signora Emma che lunedì ha compiuto 85 anni), le zie, la zia suora, suor Silviana che dirige un ospizio a Tortona. "Sì, ero un po' teso", dice al telefono, "ma soprattutto dispiaciuto: ho firmato le dimissioni da ogni carica operativa dal gruppo che ho fondato. Ed è stato un dolore più pesante di quanto avessi mai immaginato. Non me l' aspettavo". Un po' teso, e un po' roco: "Colpa della cordite, il medico m' ha trovato le corde vocali affaticate, m' ha detto che in questi ultimi tempi ho parlato troppo, che avrei bisogno di star zitto per sette giorni. Ma star zitto non posso". Domani, infatti, è già maxi-conferenza stampa, a Milano: "Lì spiegherò il nostro programma, la nostra politica, e mi confronterò con le domande dei giornalisti". E poi sarà già campagna elettorale: "Per me sarà un dialogo continuo, diretto, con la gente". Sarà un giro d' Italia aviotrasportato. Sarà battaglia, battaglia dura. "Lo so, mi attaccheranno da vari fronti. Ma io sono tranquillo, sereno, ritengo d' aver fatto una scelta per il bene pubblico, mettermi al servizio del mio Paese". "Certo, mi sono preso una bella responsabilità", dice il Cavaliere che chiude la giornata politico-televisiva zeppa di se stesso con una frecciata alla Rai: "Ho visto che qualche tg ha fatto seguire al mio annuncio alcuni commenti negativi, segno di una chiara scelta editoriale". Tutt' altra cosa, invece, i tg Fininvest: "Posso dirlo alto e forte: non c' è paragone tra noi e loro, noi siamo i tg pubblici, loro quelli privati". Perché una cosa non riuscirà mai a spiegarsi, il Cavaliere: e cioè perché mai a un personaggio del suo calibro si debba negare la miseria di dieci minuti universali di monologo, magari a reti unificate.
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