✕

UMBERTO E IL CAVALIERE MATRIMONIO DI INTERESSE

3 minuti di lettura
IL FIDANZAMENTO è ormai ufficiale, presto saranno nozze elettorali tra Lega Nord e Forza Italia. Bossi lo vuole, Berlusconi corrisponde, sognano insieme il 35 e passa per cento e infine il governo: sostanziosi motivi per dimenticare che si tratta di un matrimonio d' interesse. Eppure, proprio nel giorno delle pubblicazioni, continua il braccio di ferro sulla dote, sugli invitati, sul ruolo del capo famiglia. Pronti per l' altare, ma ancora l' uno e l' altro a cantare: "Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi...". Succede che Umberto Bossi ha in mano un accordo con Berlusconi che non vuole e non può bruciare così come ha fatto con l' intesa con Segni. Non può perché l' elettorato montante di Forza Italia è, almeno al Nord, lo stesso che finora ha fatto le fortune della Lega. Se manda in fumo questa carta, Bossi si brucia le dita. Con Segni era un' altra storia, un altro elettorato: per ogni moderato di centro conquistato e aggiunto, Bossi r…
IL FIDANZAMENTO è ormai ufficiale, presto saranno nozze elettorali tra Lega Nord e Forza Italia. Bossi lo vuole, Berlusconi corrisponde, sognano insieme il 35 e passa per cento e infine il governo: sostanziosi motivi per dimenticare che si tratta di un matrimonio d' interesse. Eppure, proprio nel giorno delle pubblicazioni, continua il braccio di ferro sulla dote, sugli invitati, sul ruolo del capo famiglia. Pronti per l' altare, ma ancora l' uno e l' altro a cantare: "Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi...". Succede che Umberto Bossi ha in mano un accordo con Berlusconi che non vuole e non può bruciare così come ha fatto con l' intesa con Segni. Non può perché l' elettorato montante di Forza Italia è, almeno al Nord, lo stesso che finora ha fatto le fortune della Lega. Se manda in fumo questa carta, Bossi si brucia le dita. Con Segni era un' altra storia, un altro elettorato: per ogni moderato di centro conquistato e aggiunto, Bossi rischiava di perdere un paio di leghisti. CON UN CALCIO a Segni dunque la Lega ha ritrovato la sua gente, con uno schiaffo a Berlusconi la Lega perderebbe parte della sua gente. Sono bastati pochi giorni di campagna elettorale televisiva e Bossi ha smesso di dettar legge ed ha cominciato a subirla. Più sincero di così, davanti al suo congresso, non poteva essere: possiamo andare da soli, rischiamo il suicidio. Succede anche però che Bossi "catturato" da Berlusconi si arrende al matrimonio ma non all' obbedienza. E al nuovo partner chiede molto. Per prima cosa l' esclusiva degli "affetti" politici: niente Msi, niente Segni, niente Martinazzoli. Con tutti questi, oltre che con i progressisti, Bossi non vuole avere nulla a che fare, teme perfino il loro contagio indiretto, attraverso il veicolo di Forza Italia, sa che una Lega che andasse alle elezioni abbracciata a qualunque formazione della vecchia politica sarebbe come Superman toccato dalla kriptonite: addio ai super poteri e alle super percentuali nell' urna. Quel che ingrassa Forza Italia, l' osmosi elettorale con la destra e col centro, svuota la Lega, perciò Bossi chiude a Berlusconi la strada dell' accordo politico con Fini. Se Berlusconi vorrà, al Sud ma solo al Sud, non far correre un suo candidato quando c' è uno missino che può vincere e viceversa, Bossi si girerà dall' altra parte e farà finta di non vedere. Ma accordi politici no, sarebbe infedeltà politica ed elettorale. Non basta, Bossi spinge Berlusconi e Forza Italia a cercar voti fuori dalla "padania". Un po' per conservare per la Lega la stragrande maggioranza dei collegi del Nord, soprattutto per assegnare a Berlusconi un ruolo che non sia sostitutivo di quello proprio di Bossi. Il capo di Forza Italia deve, nella visione leghista, diventare il garante e la cerniera tra un Nord leghista e il resto del paese affascinato e conquistato dal biscione. Detta così, sembra alquanto astrusa, in concreto significa pochi eletti di Forza Italia al Nord e Berlusconi leader dipendente dai parlamentari eletti sotto il segno di Alberto da Giussano. Ancora, terza e ultima richiesta: il giuramento sul federalismo che verrà, sul carattere costituente della prossima legislatura e del prossimo governo. Così, per non bruciare l' accordo e per non bruciarsi le dita, Bossi, come si faceva un tempo, passa il cerino a Berlusconi. E, come è d' uso in questi casi, spera che ritorni spento. Nell' attesa spiega ai suoi che sono liberi di decidere ma che non c' è altro da fare, che sono liberi di scegliere ma, che se dicono no, rinunciano ad abbattere il "muro" che separa la Lombardia leghista dal resto d' Italia, che possono tenersi il piatto di lenticchie della purezza originaria gettando al vento il piatto del governo. Il congresso guarda e assiste alla scena dell' uomo con lo spadone che ha incontrato sulla sua strada l' uomo con le tv. E che fa l' uomo con lo spadone? Si veste, parola di Bossi, da "samurai". Proclama irrinunciabili le sue condizioni, alza il prezzo del matrimonio già annunciato, giura che nulla si perde dell' anima leghista, promette che la Lega sarà il "cemento", corre alla ricerca della frase più roboante che c' è e indica lì, a un passo, l' avvento della "mitica era". Ma più alza la voce e più gira intorno alle parole e più appare evidente come sul palco ci sia un Bossi che chiede e non comanda: quando un uomo con lo spadone incontra un uomo con le tv, l' uomo con lo spadone è un uomo vecchio. Si indigna Bossi all' idea di trattare per l' oggi e per domani con gli ex democristiani, si chiamino essi Segni o Martinazzoli. Praticamente insulta entrambi dalla tribuna descrivendo l' uno come un sempliciotto e l' altro come un sorpassato. Poi la voce gli si abbassa, la frase gli si arrotola in gola: sta dicendo che altri ex democristiani, i cosiddetti centristi, saranno della partita, faranno parte della comune compagnia, basta che si accomodino in Parlamento entrando dal Sud. Occhio leghista non vede, cuore leghista non dovrebbe soffrire. Si scalda Bossi: "Se restiamo soli, saremo a un passo dalla secessione". Poi spiega che il vero traguardo, l' obiettivo agognato è il governo e che, per arrivare lì, si passa per Berlusconi o non si passa. "Finalmente si fa sul serio": a Milano Berlusconi ha capito quel che c' è da capire: lui e Bossi non possono fare a meno l' uno dell' altro anche se sanno entrambi che queste rischiano di essere, politicamente, nozze tra cannibali. Continuerà a lungo il braccio di ferro, prima, durante e dopo il matrimonio ma già da oggi si può scommettere sul nome di chi è destinato a finire nel pentolone.