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GHINO DI TACCO E MISTER TELEVISIONE ...

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LA CAMPAGNA elettorale è cominciata da almeno un paio di mesi. Ne abbiamo perciò visto già molti scampoli prima del "rush" degli ultimi trenta giorni che avrà inizio tra poco. I protagonisti hanno fatto innumerevoli comparse alla ribalta e parecchie sfilate in passerella; i clowns si sono esibiti coi loro volti ricoperti di biacca e di cerone e così gli acrobati, i comici, le donne-cannone, i giocolieri, i musici, i pulcinella. Il finale non sarà molto diverso; probabilmente più noioso per la ripetitività del copione e per la saturazione che a quel punto avremo tutti raggiunto. Vedevo l' altro giorno Umberto Bossi a "Milano-Italia" e mi chiedevo: come ha fatto la più moderna e civile regione italiana, la più dinamica e aperta città di questo paese ad affidarsi per due anni a un personaggio di quel genere? Idee che definir confuse è lusinghiero, programmi inesistenti, eloquenza da ta…
LA CAMPAGNA elettorale è cominciata da almeno un paio di mesi. Ne abbiamo perciò visto già molti scampoli prima del "rush" degli ultimi trenta giorni che avrà inizio tra poco. I protagonisti hanno fatto innumerevoli comparse alla ribalta e parecchie sfilate in passerella; i clowns si sono esibiti coi loro volti ricoperti di biacca e di cerone e così gli acrobati, i comici, le donne-cannone, i giocolieri, i musici, i pulcinella. Il finale non sarà molto diverso; probabilmente più noioso per la ripetitività del copione e per la saturazione che a quel punto avremo tutti raggiunto. Vedevo l' altro giorno Umberto Bossi a "Milano-Italia" e mi chiedevo: come ha fatto la più moderna e civile regione italiana, la più dinamica e aperta città di questo paese ad affidarsi per due anni a un personaggio di quel genere? Idee che definir confuse è lusinghiero, programmi inesistenti, eloquenza da taverna, un fiume di parole sotto alle quali niente. Come ha fatto la Lombardia dalle cento città, come ha fatto Milano? Mi si risponde: meglio Bossi di Pillitteri. Può darsi. Ma era questa l' alternativa? Non si è saputo produrre altra scelta se non tra questi due soggetti? Se fosse così sarebbe disperante, ma se queste sono le libere scelte della Lombardia e di Milano c' è di che essere disperati. ALLA FINE di quella trasmissione, interrogato sulle ragioni della sua alleanza con Berlusconi, Bossi ha aperto le braccia e ha detto finalmente la verità: se non ci alleavamo con lui saremmo scomparsi. Ecco, dopo tante rodomontate e tanto linguaggio da caserma, una frase sincera: la Lega era arrivata al termine della corsa; ora è scesa dal suo Carroccio di cartone ed è salita sul treno-lusso della Fininvest dove i suoi uomini saranno adibiti alla pulizia dei vagoni. Qualcuno ha chiesto a Bossi: può dirci il suo programma sull' indipendenza del pubblico ministero? Risposta: non ci abbiamo ancora pensato, dobbiamo sentire prima che cosa ne pensa il nostro alleato. Su Bossi dunque scende il sipario. Il sole, avrebbe detto Carducci citando la sua canzone di Legnano, "ridea calando dietro il Resegone". Ma Umberto Bossi è solo il prototipo dei tempi che stiamo vivendo, l' esempio più folkloristico e per certi versi più tenero e patetico. Resta il mistero di come sia stato possibile che un personaggio di quel tipo abbia potuto guidare quella che lui chiama "la rivoluzione lombarda". Qualcuno prima o poi lo spiegherà ma per ora è incomprensibile. I veri protagonisti comunque sono altri. Uno è stato in queste settimane il più esposto, il più visto, il più ascoltato: mister Televisione sfonda il video da oltre un mese e continuerà a sfondarlo con crescente intensità. Finora da quel che dice si ricava assai poco. Promette libertà ma nessuno la minaccia; promette novità ma non dice quali; promette occupazione ma non dice come; promette meno tasse ma non spiega in che modo. Si muove molto bene in passerella, non ha accettato finora alcun contraddittorio, cura molto il "look", ha messo su una squadra che definire scadente è complimento, nella quale primeggiano i suoi avvocati e i suoi portaborse. Provate a immaginare un governo composto con gli uomini di mister Televisione e vi si rizzeranno i capelli in testa e provate a immaginare lui stesso alla guida di quel governo e i capelli vi cadranno di colpo. Ma c' è un altro protagonista, finora rimasto occulto perché tutti lo davano per uscito di scena, scomparso, eliminato. Ebbene, chi pensava così sbagliava di grosso. Solo che quel protagonista ha cambiato ruolo: ha lasciato la parte di primo attore al suo amico di sempre e si è riservato il posto di regista. E' lui che guida la "troupe", sceglie le inquadrature, distribuisce le battute, scandisce i tempi e dispone le luci. Il film che stiamo vedendo è firmato Bettino Craxi e poiché l' uomo è di livello, si tratta di un film di autore. Berlusconi aveva da tempo gran voglia di misurarsi con la politica; lo so perché me lo disse lui stesso in un incontro-scontro che avemmo tre anni fa, ai tempi in cui cercava di impadronirsi di questo giornale. Mi disse: "Io sarei il vero leader della Lega, non quello scemo di Bossi. Ma come si fa? Ho i miei affari ai quali badare". In realtà l' ostacolo era un altro. A quei tempi Craxi giocava in proprio e mister Televisione era soltanto uno dei suoi supporti; apprezzato, aiutato, coccolato purché restasse nel suo recinto e non si mettesse in testa strane fantasie. Ancora alla vigilia del 5 aprile ' 92, prima delle ultime elezioni politiche, mister Televisione faceva il tifo per Craxi alla guida del governo oppure - perché no? - al Quirinale. Poi venne la catastrofe, Di Pietro, le tangenti svelate, il "boom" della Lega, il Psi e la Dc nella bufera e Craxi asserragliato nel suo bunker dal quale non poteva nemmeno uscire senza essere accolto dal lancio di monetine da parte della gente inferocita. A quel punto, dopo esser rimasto per qualche mese come annientato dal crollo di un sistema di cui era stato uno dei pilastri portanti, Ghino di Tacco preordinò il contrattacco. La strategia l' aveva pensata da tempo, fin da quando Cossiga si toglieva i sassi dalle scarpe e li lanciava con fragore dal balcone del Quirinale. Fin da allora Craxi aveva ben individuato le nuove alleanze con l' appoggio delle quali giocare la nuova partita degli anni Novanta: Cossiga come pennacchio, l' ala cossighiana della Dc, la Lega e il Msi da redimere e rendere spendibile. E lui come il punto di raccordo nazionale per instaurare la Seconda Repubblica presidenziale sulle ceneri della Prima, ormai spolpata, mangiata e digerita. Cambiato lo scenario, non è cambiato però il copione e neppure il cast: c' è la Lega, c' è il Msi, c' è il cossighismo democristiano e in più c' è mister Televisione, una trovata degna d' un regista di grandissima classe, con le stesse parole d' ordine e gli stessi obiettivi appena appena riadattati per renderli appropriati al nuovo primo attore sceso in campo. Per sé, Ghino di Tacco si è riservato, oltre alla regia, la parte del pubblico accusatore. L' imputato numero uno di Tangentopoli è diventato un pubblico ministero "sui generis": mentre il suo cast gioca in politica, lui prepara e diffonde i dossier. Cominciò con un dossier contro Di Pietro, ricordate? Il famoso asso nella manica, che avrebbe dovuto scompaginare il gioco di Mani pulite ma che non fu mai calato sul tavolo. E poi gli altri, che ha tentato e tenta di smerciare nelle varie Procure italiane, da Milano a Torino e ora a Roma. Nell' interrogatorio al processo Cusani chiamò in causa Napolitano e Spadolini senza uno straccio di prova. La Procura di Milano sta ancora esaminando se non vi siano gli estremi per procedere per calunnia contro di lui. Quella di Roma l' ha iscritto nel registro degli indagati per la stessa ipotesi di reato, ma lui non si dà per vinto. Magari si autoaccusa pur d' intervenire a colpi di dossier in una campagna elettorale che i suoi amici politici conducono a colpi di televisione. Questo è dunque il vero schieramento "liberal-democratico" sceso in campo a destra: due pupari e vari pupazzi in funzione di comprimari. Io non dico che questo schieramento sia peggiore o migliore degli altri che dal centro e da sinistra gli si oppongono; ogni elettore sceglierà secondo i gusti e le vocazioni. Dico soltanto che le scelte vanno fatte sapendo con chiarezza che cosa si sceglie e chi. In questa partita Bettino Craxi non è affatto assente: sulla panchina dell' allenatore c' è lui e se la sua squadra vincerà si sarà meritato la sua parte di applausi e di onori, alla faccia di Tangentopoli e di un processo che non sarà mai più celebrato.