Politica

'VOGLIO FARE IL PREMIER'

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ROMA - "Viva l' Italia", esclama Silvio Berlusconi concludendo il suo discorso nella bolgia dei sotterranei dell' hotel Jolly, nella sala in cui i fotografi stanno facendo a pugni per fotografare il vincitore delle elezioni. Ha gli occhi lucidi, Sua Emittenza, quando manca poco all' una di notte, quando parla da vincitore, da leader del prossimo governo. Berlusconi sgombra subito il campo da ogni equivoco: "Mi auguro di assumere responsabilità di governo. Spero e credo che il Polo delle libertà raggiunga, anzi dovrà raggiungere, un accordo. Credo di poter garantire che opereremo nell' interesse di tutti, non solo di chi ha votato per noi ma anche nell' interesse degli avversari". Parla da premier, Berlusconi che a Mentana confida di aver già pronto un ministero per Pannella, la cui lista è rimasta al palo: "E' il solo dato che mi dispiace", dice il Cavaliere. E Pannella dicono che con lei a pallazo Chigi potrebbe esser chiamato a incarichi di governo: ci sta facendo un pensierino? "Più di un pensierino". Parla tra gli applausi dei sostenitori impazziti di gioia, il Cavaliere che ricorda i giorni in cui "sembrava che le sinistre avessero già in mano il Paese, ricordate?". Rischio letale, dice Berlusconi: "Perché nel futuro vedevamo il pericolo di un regime in cui non fossero garantite libertà e domocrazia. Allora siamo scesi in campo". Berlusconi snocciola la giaculatoria dei valori, quella che ha propagandato in giro per l' Italia e i teleschermi in questi mesi: "La libertà, la famiglia, l' individuo, la libertà, il mercato, la concorrenza, il profitto, la solidarietà, il rispetto e la tolleranza: anche verso gli avversari". Avversari con i quali è magnanimo, il Cavaliere, in questa notte profumata di vittoria. "Garantisco a tutti che andremo a operare nel rispetto di tutti e nell' interesse di tutti". Vuole lanciare un messaggio "di serenità e di concordia": perché "bisogna guardare avanti". Auspica una "opposizione costruttiva". Promette "a tutti ogni libertà, anche quella di esprimere fino in fondo idee anche se contrarie alle nostre, anche se espresse con toni duri, ostili, eccessivi, com' è capitato in questa campagna elettorale". campagna popolata di "fantasmi e di mostri" che adesso "occorre lasciare alle spalle". Dunque al governo, dice Berlusconi. Ma con chi? Con il recalcitrante Bossi che già proclama che Berlusconi non potrà essere il futuro presidente del consiglio? "Mi impegnerò per trovare l' accordo" dice il Cavaliere che aggiunge perentorio: "L' accordo dovrà essere trovato!". La giornata politica, nel gran giorno della vittoria, comincia all' una del pomeriggio per Silvio Berlusconi che, salutati moglie e figli, scende da villa Belvedere a Macherio, dove ha trascorso una domenica tutta familiare, a villa San Martino, ad Arcore, il quartier generale dell' avventura di Forza Italia. Arriva nella quiete brianzola l' eco del tam tam di voci e ' si dice' : la Borsa che sale perché fiuta odor di vittoria dei conservatori, del Polo; la destra che viaggia verso la maggioranza dei seggi; e a Roma Silvio sarebbe in vantaggio di tre punti su Spaventa. Un profumo di vittoria al quale il Cavaliere reagisce con scaramantico scetticismo: "Andrebbe già bene se arrivassimo al 25-26 per cento", dice ai suoi collaboratori più stretti, prima di mettersi a tavola davnti a un' insalata e un San Pietro al forno. Venticinque per cento significherebbe Forza Italia primo partito (il Pds viene quotato dal tam tam intorno al 20), e di conseguenza la presidenza del Consiglio. Ma il tam tam porta anche sgradevolezze, riferisce al Cavaliere di un Bossi infuriato, e bellicoso, propenso a rompere l' alleanza prima che spunti l' alba di martedì. "Sarebbe alto tradimento verso gli elettori", confida Berlusconi incredulo e sdegnato. "Ciascun candidato vedrà, nella lista proporzionale, quanta parte avrà avuto Forza Italia nella sua elezione. Vedrà che nella maggior parte dei casi i nostri voti saranno stati determinanti. Di conseguenza non potrà non tener conto di questo: e si sentirà legato al patto stipulato con gli elettori, al loro mandato, che è quello di un' alleanza tra le forze del Polo; si sentirà vincolato al programma elettorale di Forza Italia. Se Bossi dovesse dimenticare questo e, per malaugurata ipotesi, intendesse formare alleanze diverse da quelle indicate agli elettori, allora si ritroverebbe senza deputati". E nei giorni scorsi il Cavaliere aveva buttato là una battuta minacciosa: "Se Bossi tradisse, ritiro tutti i miei deputati e si va a nuove elezioni". Il pomeriggio di Berlusconi si popola del dubbio e del sospetto su Bossi. E dell' incertezza: riuscirà il Cavaliere a battere le sinistre? Ce n' è abbastanza perché il Cavaliere sia tentato di fare una capatina nella cappella della villa settecentesca. Sì, perché è una giornata storica, questa del Cavaliere. Come quella, fatte le debite proporzioni, dell' ormai lontano 1989 quando il Milan gestione-Cavaliere si giocò la prima finale di coppa dei Campioni al Neu Camp di Barcellona contro la Steaua di Bucarest. E un' ora prima della partita Sua Emittenza andò a pregare nella cappella dello stadio, a implorare il "Dio degli eserciti" affinché facesse trionfare il Milan contro una squadra rappresentante di un paese comunista, la squadra della capitale del tiranno Ceausescu. E il fantasma di Bossi, il piccolo Ceausescu di Gemonio, il condottiero della Lega accompagna il Cavaliere fino a sera. "Ha problemi di leadership", ripete da giorni il Cavaliere, "si lancia contro tutto e contro tutti per rafforzare la sua immagine nella base leghista. Non capisce che così facendo finirà per disgregare la Lega". Nel tardo pomeriggio, Sua Emittenza sbarca dal "G4" atterrato a Ciampino con il suo fardello di speranze e angosce, con in testa lo scenario del trionfo (25-30 per cento a Forza Italia; vittoria su Spaventa nel collegio Roma 1; presidenza del Consiglio pressocché in tasca) e l' ombra di Bossi-Ceausescu che può mandargli tutto a monte. Poi verso il seggio, verso il voto, mentre intorno si vanno spegnendo le luci di un tramonto romano mozzafiato. E infine il mozzafiato vero è davanti alla tv. Ore 22,05, i fans di Forza Italia stanno radunati già in festa nell' hotel Jolly; Berlusconi è nella sua casa in via dell' Anima, a tavola, con gli amici più fidati, Fedele Confalonieri, Marcello Dell' Utri, Paolo Del Debbio: fettuccine al pomodoro, filetto al pepe verde, torta tricolore. Alle 22,05 ecco il risultato del primo exit poll. Il cavaliere taglia la torta tricolore. La Seconda Repubblica è cominciata. Ma Bossi manda a dire: "Calma, vediamo i dati. Ma con i fascisti mai".
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