Politica

STIAMO BALLANDO SULL'ORLO DEL VULCANO

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NON si può più star tranquilli in questo paese. Un tempo i motivi per aver paura venivano soprattutto dalla base della società, adesso vengono per lo più dai comportamenti dei vertici e dal conflitto tra le istituzioni ormai endemico e devastante. Ciascuno vuole imporre la legge a proprio modo ed usa ogni genere di mezzi e di parole. Le parole in questo caso feriscono come armi e spingono al peggio, sicché non c' è certo di che rassicurarsi. Scrissi l' altro giorno della paura che mi era venuta scoprendo su me stesso le capacità imbonitorie di Silvio Berlusconi, centuplicate dalle sue continue allocuzioni televisive. Ma debbo ora dar conto di un altro genere di timori, provocati dalle accuse intimidatorie che il capo del partito ex fascista sta lanciando con un continuo crescendo contro il presidente della Repubblica, mentre è in corso un' agitazione di piazza per "convincere" i giudici della Consulta ad emettere un tipo di sentenza invece di un' altra sulla questione dei referendum. Avevo previsto una settimana fa - facile previsione purtroppo - dove ci avrebbe portato la deriva costituzionale cui aveva dato inizio Silvio Berlusconi quando aveva proclamato la delegittimazione del Parlamento, reo d' avergli votato la sfiducia con i voti "ribaltati" di Bossi il traditore. Avevo scritto che, dopo il Parlamento, la stessa accusa si sarebbe estesa al Capo dello Stato e alla Corte costituzionale. Ciò purtroppo è regolarmente avvenuto e noi stiamo assistendo quasi senza accorgercene, con un pericoloso processo di assuefazione, allo spettacolo di un presidente del Consiglio, dimissionario perché sfiduciato dalle Camere, che si proclama l' unica fonte del diritto pubblico anche al di sopra della Costituzione, mentre il capo degli ex fascisti accusa Scalfaro di golpismo per il semplice fatto di esercitare con grande correttezza i poteri-doveri che la Costituzione gli conferisce e che nessuno può né togliergli né contestare. Si dirà che, almeno per ora, si tratta soltanto di parole. Faccio osservare che queste parole hanno già innescato una dinamica che può portare il paese dritto dritto a fatti senza ritorno, veri prodromi di scontro fisico nelle piazze. BERLUSCONI e Fini stanno incoscientemente (o lucidamente?) giocando col fuoco, ma non vedo ancora nessuno che lanci l' allarme come la natura gravissima di quanto sta accadendo imporrebbe. C' è una passività nella pubblica opinione, c' è un inconscio tentativo di assimilare la crisi istituzionale in corso ad uno dei tanti "talk-show" televisivi ai quali vari Sgarbi e Ferrara ci hanno abituato, c' è una testarda resistenza a prendere atto che stiamo, come si dice, ballando sull' orlo d' un vulcano. Eppure basterebbe aver dinanzi agli occhi il probabile scenario cui le accuse di Berlusconi e di Fini contro il Parlamento e contro il Capo dello Stato possono dar luogo. Essi hanno già detto che la sfiducia del Parlamento al governo non può avere altro effetto se non quello dello scioglimento immediato delle Camere ed hanno intimato al presidente della Repubblica di attenersi a questa loro prescrizione. Hanno aggiunto che se non lo farà sarà considerato un golpista. Domandiamoci che cosa hanno in mente di fare questi due avventurosi personaggi il giorno in cui Scalfaro, eseguendo il compito che la Costituzione gli affida, nominerà il nuovo presidente del Consiglio e i nuovi ministri. Poiché Berlusconi e Fini considerano un nuovo governo come del tutto illegittimo, è molto probabile che essi rifiuteranno di far entrare fisicamente quelli tra loro considerati come usurpatori nei luoghi dai quali si esercita il potere ministeriale. Voi pensate che vi stia raccontando un film dell' orrore? Sto semplicemente traendo le logiche conseguenze da ciò che Berlusconi e Fini martellano in questi giorni sulle nostre teste e nelle nostre orecchie. Noi rischiamo di avere tra poche ore due governi: uno nominato dal Capo dello Stato con tutti i crismi della legalità, l' altro che lo disconosce sulla base d' una personalissima convinzione di Berlusconi e dei suoi seguaci e che per conseguenza si oppone anche fisicamente al suo insediamento. Se questo dovesse accadere - ma questo suggerisce la logica delle accuse formulate in queste ore - il passo successivo sarebbe, da parte del nuovo governo costituzionalmente nominato, quello di chiamare la forza pubblica affinché sgombri il campo da chi si oppone al regolare funzionamento delle istituzioni. Dal canto loro quelli che fin d' ora considerano come usurpatore un nuovo governo chiamerebbero anch' essi la forza pubblica per sgominare i nuovi arrivati. Voi considerate questo scenario come una "fiction"? Ebbene, provate a pensare: non è questa "fiction" il logico e terribile sbocco di chi da cinque giorni accusa di golpismo il Capo dello Stato sol perché prende sul serio il dettato della Carta costituzionale e cerca di dare un governo all' Italia dopo che il governo precedente ha perso la fiducia del Parlamento? Conosco, naturalmente, l' obiezione berlusconiana e missina: il sistema uninominale comporta un mandato non più libero - come la Costituzione afferma - ma vincolato dell' elettore all' eletto. L' eletto non ha alcuna facoltà d' interpretare quel mandato, deve solo applicarlo. Se decide di non applicarlo più si deve dimettere dall' incarico parlamentare. Se la disapplicazione è numericamente così estesa da produrre un mutamento di maggioranza, allora spetta al Capo dello Stato di sciogliere le Camere e rimettere il giudizio nelle mani del popolo sovrano. Se così non fa, il Capo dello Stato è un golpista e va trattato come tale e tutti i suoi atti sono di conseguenza illegittimi e nulli. Questo è il teorema che ci è stato disegnato sotto gli occhi. Non è forse un teorema sedizioso? Non è un teorema che può fare da preludio al vero golpe, all' unico golpe che temo si stia preparando nella mente e negli atti di uomini di avventura e di sedizione? Non dovrebbe la magistratura penale intervenire contro chi accusa di golpismo il presidente della nostra Repubblica? Ma veniamo al merito dell' obiezione berlusconiana e missina: il mutamento che il sistema elettorale maggioritario avrebbe introdotto nella Costituzione creando perciò stesso una Costituzione sostanziale difforme e prevalente rispetto a quella scritta. Si tratta di un falso dei più clamorosi, sia che lo si consideri sulla base del diritto che su quella dell' esperienza. Vediamo perché. SULLA BASE DEL DIRITTO. E' vero: la prassi ripetuta e non contestata è una delle fonti del diritto pubblico. Lo ripeto perché sia chiaro: dev' esserci una prassi ripetuta e non contestata affinché si produca una innovazione costituzionale. Tale innovazione comunque non può mai andare contro la norma scritta ma può soltanto andare oltre la norma e stabilire regole che la norma scritta non abbia previsto. Uno dei tanti esempi di una prassi che diventa fonte di comportamento costituzionale sta nella procedura di formazione del governo. La norma scritta stabilisce soltanto che "il Capo dello Stato nomina il presidente del Consiglio e, su sua proposta, i ministri". Fu Enrico De Nicola, cinquant' anni fa, a segnare la procedura delle consultazioni. Da allora tutti i presidenti della Repubblica adottarono quel metodo con piccole variazioni. Le consultazioni con i gruppi parlamentari e con gli ex presidenti della Repubblica che anche Scalfaro sta effettuando non derivano da alcuna norma scritta; se volesse potrebbe farne a meno. Non lo fa in ossequio ad una ripetuta e non contestata consuetudine diventata quasi-norma. Essa non contraddice ma completa la norma scritta. Ho fatto un esempio tra tanti, tutti della stessa natura. E' applicabile questo criterio alle stramberie costituzionali che frullano nel capo di Berlusconi e di Fini? Può essere fonte di diritto costituzionale il passaggio dalla legge elettorale proporzionale ad un sistema semi-uninominale? Si può ricavare automaticamente da questo passaggio la conseguenza che il mandato parlamentare sia diventato non più libero ma vincolato? E che dunque, sempre per effetto della legge elettorale, la nostra Repubblica abbia perso le caratteristiche di democrazia parlamentare per assumere quelle di democrazia diretta? Esiste uno straccio di prassi in proposito? Non contestato, cioè unanimemente accettato da tutte le parti in causa? Bastano queste domande e le loro risposte per capire che la norma sostanziale inventata da Fini e da Berlusconi è una fola, un tentativo pericolosissimo di inventare una legittimità inesistente ad un governo sfiduciato dal Parlamento, che deve semplicemente essere sostituito da un altro governo che andrà a sua volta a chiedere la fiducia alle Camere. L' ESPERIENZA. Sarà utile ricordare a Berlusconi, a Fini e ai loro sostenitori che l' Italia, e prima ancora dell' Italia il Piemonte sabaudo che ne fu il nocciolo fondante, si ressero su un sistema uninominale per oltre sessant' anni. Sistema uninominale puro e secco: un collegio, un deputato. Secondo le novissime tesi berlusconiane e missine, mai mandato parlamentare avrebbe dovuto essere più imperativo e vincolato di quello, sicché ogni crisi di governo avrebbe dovuto provocare lo scioglimento anticipato della Camera. Debbo supporre che Berlusconi, Fini ed i loro sostenitori conoscano almeno la storia patria. Se la conoscono, sono in grado di risponder da loro: tutte le crisi di governo sono state crisi parlamentari o addirittura extraparlamentari e si sono risolte in Parlamento dopo la nomina di altro governo effettuata dal Capo dello Stato. All' estero, dove vige il sistema uninominale avviene altrettanto. In Francia si sono succeduti vari governi nel corso di una legislatura senza alcun ricorso anticipato alle urne. In Gran Bretagna si è avuto un caso clamoroso che nessuno ha ancora ricordato: la sostituzione del governo Chamberlain con il governo di guerra Churchill. L' esempio tedesco con il passaggio dei liberali dall' uno all' altro schieramento politico e la consenguente formazione di un diverso governo è stato ripetutamente ricordato perché sia necessario insistervi. Né in Italia né altrove la regola invocata da Berlusconi e da Fini ha dunque valore di norma e di prassi, questa è la pura e nuda verità. Sconsiglierei all' onorevole Berlusconi di giurare sui propri figli che le cose stiano diversamente: non farebbe a quei ragazzi un buon servizio. Vorrei fare ancora un' altra considerazione: che cos' è il mandato elettorale tra elettori ed eletto? Su che cosa poggia? Su grandi quanto generiche indicazioni politiche? Su un elenco di cose specifiche da fare? Su un programma concreto e globale? Il mandato può esser fondato su ciascuno di questi impegni, ma questo lo sanno soltanto gli elettori e l' eletto di quel collegio. Il problema del mandato vincolato, quand' anche questa bislacca idea fosse accettabile, non può dunque essere invocato da un capopartito (e meno che mai da uno dei leader d' una coalizione di governo) ma è un rapporto gelosamente esclusivo che riguarda gli elettori e l' eletto di quel collegio e soltanto di quello. In uno dei suoi rari momenti di sincerità Silvio Berlusconi ha detto (allocuzione televisiva del 3 gennaio) che la libertà di mandato serve a proteggere il singolo deputato dagli ordini del suo partito. Non s' è accorto che in questo caso era lui a voler dare ordini ai deputati della Lega e perfino del Partito popolare e che essi gli oppongono legittimamente appunto la libertà del loro mandato. Infine: un eletto che si era impegnato sull' antitrust, sul federalismo, sulle privatizzazioni, sulla "par condicio" televisiva e che, non vedendo realizzato nessuno di questi impegni da lui assunti con gli elettori, decida di negare la fiducia al governo che non ha applicato il programma, tradisce il mandato o lo rispetta fino in fondo? Soltanto lui può stabilirlo, nessun altro che lui. Su basi di questa fragilità è stata scatenata da Berlusconi e da Fini un' irresponsabile crisi istituzionale. Essa, come ho scritto all' inizio, può portare questo Paese alla catastrofe. Se in quei due partiti esistono ancora persone responsabili, fermino finché si è ancora in tempo una deriva che ci può condurre alla fine della Repubblica e della democrazia. Qualcuno potrà ricordarmi Cassandra. Ricorderò a mia volta che Troia fu ridotta ad un cumulo di fumanti rovine.
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