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UN PENDOLO CHIAMATO CAVALIERE

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L' enigma Berlusconi ingigantisce ogni giorno di più, rischia di diventare una comica. Sabato aveva giurato: "Il presidenzialismo è il nostro Credo". Mica aveva detto obiettivo, traguardo, speranza. Aveva detto: "Credo", una cosa su cui non si tratta. Fini ne aveva conseguentemente dedotto: "Non ci resta che votare". Domenica sera, sono passate 36 ore e non giorni, ecco Berlusconi due, verrebbe da dire l' abiura. "Non ho mai detto di essere presidenzialista", quello che aveva giurato a Roma doveva essere un sosia. E poi: "Le etichette hanno poco valore". Insomma il premier si può eleggere o indicare. Fini aveva detto che erano due sistemi, due mondi opposti. E ancora: "L' accordo è possibile, lo cerchi l' incaricato". Fini aveva detto che l' incarico era "superfluo e inutile", varrebbe la pena di vedere la sua faccia quando leggerà, saprà. Che enigma. Eppure qualcosa si pu&o…
L' enigma Berlusconi ingigantisce ogni giorno di più, rischia di diventare una comica. Sabato aveva giurato: "Il presidenzialismo è il nostro Credo". Mica aveva detto obiettivo, traguardo, speranza. Aveva detto: "Credo", una cosa su cui non si tratta. Fini ne aveva conseguentemente dedotto: "Non ci resta che votare". Domenica sera, sono passate 36 ore e non giorni, ecco Berlusconi due, verrebbe da dire l' abiura. "Non ho mai detto di essere presidenzialista", quello che aveva giurato a Roma doveva essere un sosia. E poi: "Le etichette hanno poco valore". Insomma il premier si può eleggere o indicare. Fini aveva detto che erano due sistemi, due mondi opposti. E ancora: "L' accordo è possibile, lo cerchi l' incaricato". Fini aveva detto che l' incarico era "superfluo e inutile", varrebbe la pena di vedere la sua faccia quando leggerà, saprà. Che enigma. Eppure qualcosa si può tentare prima di alzare bandiera bianca. Infatti sul carattere ondivago del capo di Forza Italia (ha decisamente sottratto la titolarità dell' epiteto che fu a suo tempo di Occhetto) corrono nel Polo due spiegazioni. La prima riguarda il merito della trattativa. Raccontano di un Berlusconi non espertissimo e neanche attentissimo ai "particolari": quando D' Alema lo rassicurò sulla volontà dell' Ulivo di rafforzare il sistema di governo, pensò di aver trovato il bandolo, pensò che governo forte fosse parente stretto del "suo" presidenzialismo. O che in fondo non importasse granchè il grado di parentela. Poi qualcuno si è incaricato di spiegargli la differenza. La ricostruzione può non convincere, di certo è ingenerosa, addebita a Berlusconi eccessiva sbrigatività, ma può perfino essere vera. Anche Veltroni aveva raccontato che, quando trattavano, il Cavaliere non stava troppo a "sottilizzare". Berlusconi dunque vago sulle riforme per carattere, operativo, e per cultura, essenziale. E non più smanioso di elezioni. Spiegazione al riguardo, offerta dal Polo e anche dall' Ulivo: la paura di Di Pietro. Se c' è davvero, deve essere forte. Tanto da indurlo alle ultime dichiarazioni trattativiste. Una previsione facile: l' Ulivo un po' aspettava e un po' temeva un simile segnale. Proveranno a interpretarlo come sconfessione di Fini e a comportarsi di conseguenza. Berlusconi li smentirà, dirà che non è stato capito. Ma lui non gioca a fare impazzire alleati, avversari, cittadini e giornalisti: vuole fare l' accordo ma non può permettersi di farlo senza Fini che non lo vuol fare. Uno dei due trascinerà l' altro. Quando finirà il tira e molla? Sul come finirà si continua a gridare al lupo, al lupo, cioè elezioni. Si è fatto per un anno, tanto che si è smesso di crederci. E invece, come nella favola, anche nella realtà prima o poi il lupo arriva davvero. Perchè nelle elezioni anticipate ci si cade. Fino a che Berlusconi continua a sfogliare la margherita (mi accordo, non mi accordo), la velocità di caduta accelera. 1) Fini infatti si è spinto troppo avanti per riscoprire all' ultima ora le virtù taumaturgiche di un accordo. 2) D' Alema valuta quasi a zero la possibilità di trovare un' intesa sulla base dell' ultimo domicilio conosciuto del Polo. Il presidenzialismo, sia "credo" o "sindaco d' Italia", appare al centrosinistra come l' epitaffio e non il ricostituente della democrazia. 3) Ieri è stata una domenica colma di segnali elettorali. Veltroni ha preso atto che non c' è più nulla da fare e ha fatto quindi il primo comizio: "Nel 1994 fu sinistra contro centrodestra, oggi è centrosinistra contro destra". Mastella è arrivato a ricordare a Fini che lui è un "ex fascista". Bianco e la Bindi hanno condotto i popolari addirittura in corteo, non si vedeva da anni: bandiere bianche contro la destra che incombe. E i Verdi sono stati colti dalla caratteristica febbre terzana che precede la formazione delle liste: mozioni contrapposte e Ripa di Meana contro tutti. 4) Si riparla di Di Pietro e della pubblica dichiarazione di sostegno a questa o quella lista che l' ex magistrato farebbe alla vigilia del voto. Notizia vecchia e strategia nota. Anche il loro riaffiorare è un sintomo. Scalfaro ricomincia domani. In caso di conclamato dissenso, potrebbero chiedergli di fare in fretta. Insomma, se devono essere elezioni, siano subito, senza aspettare Pasqua. I due Poli, più che coalizioni sono alleanze che si saldano sotto l' urgenza elettorale, di necessità fanno virtù. Una campagna elettorale immediata limiterebbe quadriglie intorno alle candidature e alla "visibilità". Casini e Mastella avrebbero meno tempo per minacciare di "andare da soli", Ripa di Meana, Segni e tanti altri avrebbero meno giorni per distinguersi e trattare. Perciò non è detto che dalle consultazioni si esca con un presidente incaricato. Se le Camere fossero sciolte subito, peccato per Dini e la sua presidenza della Conferenza europea fissata al 29 marzo. Ci andrebbe come al suo ultimo giorno di scuola. Ma, se tutto precipita... Così stanno le cose: "Debbo temere che la verità purtroppo sia quella che non si vuole arrivare a un accordo e che quindi si voglia usare il cosiddetto presidenzialismo, che è una parola che vuol dire tutto e nulla, per andare comunque a elezioni". Chi lo ha detto? Veltroni? Prodi? No: Domenico Fisichella, padre putativo ed ex senatore di An. Se non lo sa lui quel che succede da quelle parti... Oppure, eppure: "Gli elettori scelgono una maggioranza e, insieme, il presidente del Consiglio". Chi lo ha detto? D' Alema? Bianco? No, Berlusconi. Così è se vi pare.