L' IRRUZIONE in diretta di Valeria Marini nel dibattito sulle riforme, l' altra sera da Bruno Vespa, ha segnato uno dei momenti più alti dell' informazione politica di questi mesi. In una immagine, la Marini che sguaina le gambe e attacca a discutere con Fini dei problemi dello Stato, la televisione ha disvelato il carattere eminentemente cabarettistica della discussione politica in atto. E' stato come il crollo d' un sipario, oltre il quale milioni d' italiani disorientati dal latinorum istituzionale hanno potuto ammirare l' intera compagnia di giro, da Berlusconi e D' Alema all' ultimo Casini, con relativo codazzo di esperti, avvocati, giornalisti e spie, dibattersi sul palcoscenico del Bagaglino alle prese con la commedia buffa "Riscriviamo la Costituzione!". Al posto di Oreste Lionello, un Bruno Vespa egualmente mellifluo, perfetto nei panni del presentatore di regime che chiama sulla scena il potente di turno. Ieri Berlusconi e D' Alema, oggi Fini. Da bravi professionisti, dello spettacolo più che della politica, il leader s' avanza fra gli applausi, recita il suo numero e, al cenno dalla regia, si scosta per l' ingresso della soubrette, vero clou della serata. Si noti la compostezza scenica con cui l' onorevole Fini esegue il gesto, l' aria professionale con la quale accoglie la passerella di Valeria Marini. Uno dei boys di Canzonissima. E poi come rimane sempre impassibile, indossando quella maschera alla Buster Keaton che incanta l' Italia moderata, mentre la vamp sciorina ogni sorta di rimedio casalingo al bipartitismo imperfetto. Nel timore, forse, di risvegliare con un tic, un sorriso, lo spirito critico o peggio ancora il sense of humour del pubblico assopito in poltrona, entrambi così nocivi alla causa di An. QUALCUNO si è scandalizzato. Gad Lerner ha scritto di "politica malata" e "sacralità violata". Fini, sostiene, avrebbe fatto meglio ad alzarsi e lasciare lo studio. Personalmente, avendo più rispetto di una brava ragazza addobbata da ballerina che di un neofascista travestito da bancario, penso piuttosto il contrario. E' stata la sacralità della Marini a essere violata. Ma si tratta di punti di vista. Conta il risultato, "la percezione sempre più diffusa fra i cittadini che Fini e la Marini, Prodi e la Carlucci, Urbani e la Kanakis, facciano in realtà parte dello stesso baraccone" (Lerner). Perche, non è così? E poi, di chi sarebbe la colpa? Secondo i politici, ovvio, la colpa è della stampa. Vecchio ritornello, un po' vero. In nessun paese del mondo i quotidiani "seri" si sognano d' intervistare tutti i giorni una show girl come Alba Parietti sui destini della letteratura o sulla fine del comunismo, oppure d' ingaggiare un Celentano o un Costanzo per scrivere gli editoriali. Ne all' estero è costume dei settimanali politici d' illustrare ogni argomento, dalla guerra in Bosnia al dilagare dell' Aids, con copertine a base di tette e culi. In Italia lo si fa nell' illusione di vendere. Chi legge, da noi, è una minoranza. I più, guardano. Insomma, il fine giustifica i media. Eppure, a giudicare dai dati di diffusione, non si può davvero sostenere che la corsa alla politica (avan) spettacolo abbia arricchito gli editori. Viceversa, è assodato che la svolta buffonesca della politica abbia regalato ai leader popolarità, spazio e consensi. Grazie alle edicole di Funari, ai tappeti volanti e agli harem di seconda serata, oscuri portaborse della prima repubblica sono diventati stelle della seconda. IL FENOMENO è evidente soprattutto a destra. Senza spot e tg, Forza Italia non sarebbe mai nata, Fini e i suoi sarebbero ancora "nelle fogne" e Pannella in pensione. Ma anche a sinistra, nostra signora televisione qualche miracolo l' ha fatto. Senza Costanzo, un padre della nuova Costituzione, nessuno s' interesserebbe delle tirate di D' Alema o dei libri di Veltroni. Per contro, Orlando e la Rete, abbandonati da Santoro, sono spariti dall' orizzonte. Non si capisce allora perche i politici dovrebbero rinunciare al vituperato teatrino, a far compagnia con Baudo e Carlucci, Kanakis e Marini, nello "stesso baraccone". Piuttosto, è il caso di chiedersi: che cosa ci guadagna Valeria Marini a regalare audience a Fini e Vespa? Certo non popolarità ne prestigio. Favori, carriera futura? Mah. Una brava soubrette, di questi tempi, è destinata a durare più d' un segretario di partito. E' dunque maturo il tempo per lanciare un appello ai veri professionisti della televisione. Presentatori e soubrette di tutta Italia, unitevi. Fate valere i vostri diritti, non accettate di far da spalla a goffi dilettanti. Spezzate voi le catene della politica spettacolo. Il pubblico ve ne sarà grato.
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