MILANO - Due ore roventi, faccia a faccia. Ed è subito chiaro che ci sarà battaglia, con Prodi lesto a infilarsi il distintivo del "tax day" mentre Berlusconi armeggia sul bavero. "Io sono più svelto", ridacchia il Professore. "Ma sono le idee che contano, non i distintivi", replica il Cavaliere. E Prodi: "Appunto...". Due ore di confronto e di frecciate: e a sera i duellanti si inseguono ancora e si menano fendenti attraverso dichiarazioni alle agenzie di stampa. "Io ho risanato un' azienda dello Stato; lui invece ha usato lo Stato per la sua", accusa Prodi. E Berlusconi: "Poveretto, non sa perdere". Il duello del "tax day" tra Silvio e Romano - mille persone nella sala dell' Unione commercianti di Milano, collegata con 36 città in teleconferenza; diretta tv per tre quarti d' ora - manda in scena due protagonisti che più diversi non si potrebbe. Il Cavaliere con la sua voglia di gridare e di citare se stesso, tutto lanciato a dire ai commercianti le cose che i commercianti vogliono sentirsi dire: e con stile da cantante urlatore. Il Professore con il suo desiderio di sussurrare e svolgere ragionamenti pacati: e con toni e stile accademici. Il primo, Berlusconi, una sorta di Celentano che grida il suo rock sulla persecuzione fiscale davanti a una platea di fans; il secondo, Prodi, una specie di solista del canto gregoriano, il cui obiettivo principale è far riflettere anziché suscitare applausi da stadio. Due facce, due stati d' animo. Il Cavaliere che gioca in casa ha la faccia cosmeticamente abbronzata; il Professore che sfida lo stadio in trasferta è pallido. In mezzo, Bruno Vespa, a moderare il duello ideato dal presidente dei commercianti milanesi, Carlo Sangalli. Nelle due ore, la sala tributa 32 applausi a Berlusconi e 10 a Prodi. "Se non altro c' è stato modo di compiere alcuni ragionamenti", si consola Prodi alla fine ricordando l' imboscata di Torino. "Com' è andata? fate un po' voi", giubila invece Berlusconi convinto d' aver dominato. Sì, gioca in casa, il Cavaliere. E ci dà dentro. Si scaglia contro l' ipotesi di creare gli uffici fiscali decentrati: "Soviet di quartiere ai quali i concorrenti invidiosi potranno fare denunce". E poi: "Professor Prodi: voi volete ammazzare il fior fiore dell' economia italiana: la stangata del 10 per cento vuole far passare il costo sanitario dai lavoratori dipendenti agli autonomi. Questi sono i fatti, e la storia è maestra di vita. Spero che sia anche maestra di voto". Usa vocaboli e aggettivi forti, il Cavaliere: "La sinistra ha sempre criminalizzato gli autonomi e trattato male i commercianti defindendoli spregiativamente bottegai. Li ha martirizzati, considerandoli evasori fiscali". Il Cavaliere tira in ballo la scuola delle Frattocchie e l' Unione Sovietica. Prodi para i colpi e contrattacca: "Non si può ogni volta fare comizi. Io non ho mai sentito fare queste insensate distinzioni tra lavoratori. Io non tollero che si spacchi il Paese in due. E' l' unico disegno di cui sia capace Berlusconi. Ma l' Italia è una sola, non facciamo demagogia". Invita a riflettere: "Per me i commercianti sono come tutti i cittadini, come tra i lavoratori dipendenti ci sono i martiri e i mascalzoni. Ma non si può continuare a dire soltanto ' ' detassiamo detassiamo' ' , perché poi lo Stato va a catafascio. Noi, responsabili, diciamo chiaro che per due anni il peso fiscale non può diminuire". Sì è una sfida dura. Berlusconi flauta dolcezze alla platea, parla di un futuro "giorno della liberazione fiscale", di "aliquote lontane dal senso di giustizia, dal diritto naturale che è nei nostri cuori". Indica in se stesso il Grande Risanatore: "Chi può dare garanzie di cambiamento, di risanamento: chi ha dimostrato di saper fare nella vita o quella consorteria della spesa pubblica, quel Jurassic Park della prima repubblica che ho visto in tv in prima fila alla riunione dell' Ulivo?". Pronto, ribatte il Professore: "Già, il Jurassic Park, Berlusconi ce l' ha sul palco, in genere, non in platea". E pesta duro: "L' Europa non si fida di Berlusconi: il suo governo ci è costato tre punti d' aumento dei tassi di interesse: 50mila miliardi". Strepita il Cavaliere: "Menzogna, fu colpa del ribaltone, ci avete lasciati lavorare tre mesi soltanto". E Prodi: "Insomma lei è sfortunato, perseguitato, quel che vuole: ma i dati sono questi. E lei non ha credibilità". Bot, tasse, imposte, posti di lavoro. Sfreccia la vita del Paese che verrà, nel duello tra il Cavaliere e il Professore che in apertura si erano punzecchiati anche sulla famosa storia di chi ha copiato a chi il programma. Prodi: "Quello dell' ulivo l' ho fatto io personalmente. Il vostro è successivo. Chi abbia copiato sta nei fatti temporali. Ma io come professore ho sempre avuto indulgenza per chi copia". Il Cavaliere: "Affermazioni infantili e meschine". E consegna i suoi fogli a Vespa, all' arbitro: "Abbiamo avuto questi documenti dalla Confcommercio: abbiamo attinto alcune considerazioni". Bot, tasse, imposte. Divisi su tutto, sono i duellanti. Risultato? Alcuni round al Cavaliere. Alcuni al Professore. Con un affondo quasi mortale da parte di Prodi, sulla grande distribuzione: "Ogni ipermercato che apre, sono piccole imprese che chiudono". Platea osannante, Berlusconi in difficoltà, in ripiegamento: "Sì, è vero, ma la Standa non aprirà nuovi negozi. E noi dovemmo vendere Euromercato perché i compagni non andavano più a comprare!". Poi un sussulto: "E le coop? Hanno prestiti agevolati, condizioni di assurdo favore!". Ma Prodi ride largo, questa l' ha piazzata bene. Finisce con i duellanti che, su iniziativa di Berlusconi ("Ma dai, Romano, in privato diamoci del tu", risponde all' arrivo, nella saletta riservata, al Professore che gli chiede "Come sta?"), passano al tu. E con Berlusconi che gli augura un "mio personale in bocca al lupo" aggiungendo due colpetti col pugno sul torace di Romano. "Il terzo, quello vero, glielo darò con il voto del 21 aprile", sussurra il Cavaliere ai suoi che l' aspettano davanti alla Mercedes.
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