CHE MESTIERE INGRATO QUELLO DEL POLITICO...
<em class="author">GIORGIO BOCCA</em>
ALLA FINE di questa interminabile campagna elettorale proveremo per loro, per i nostri politici, anche un sentimento di sincera compassione: pestare l' acqua nel mortaio sotto gli occhi di milioni di concittadini non è un' occupazione piacevole, per quanto applicazione e tenacia vi si metta. Noi sappiamo, loro sanno che nessuno sa che cosa realmente è la materia del contendere, che cosa ci sta dietro l' accanimento e gli automatismi del contendere. Il mondo corre troppo in fretta, cambia troppo in fretta per tutti ma soprattutto per questi che sono tenuti a capirci qualcosa e a prevedere qualcosa. Forse è per questo che Silvio Berlusconi si inventa un mondo che non c' è, sorride a tutte le contraddizioni irresolvibili, se ne va per lo spazio elettorale protetto dallo scudo di un ottimismo così infantile da essere disarmante, come un aquilone che prima o poi verrà stracciato dal vento ma fin che vola c' è gent…
ALLA FINE di questa interminabile campagna elettorale proveremo per loro, per i nostri politici, anche un sentimento di sincera compassione: pestare l' acqua nel mortaio sotto gli occhi di milioni di concittadini non è un' occupazione piacevole, per quanto applicazione e tenacia vi si metta. Noi sappiamo, loro sanno che nessuno sa che cosa realmente è la materia del contendere, che cosa ci sta dietro l' accanimento e gli automatismi del contendere. Il mondo corre troppo in fretta, cambia troppo in fretta per tutti ma soprattutto per questi che sono tenuti a capirci qualcosa e a prevedere qualcosa. Forse è per questo che Silvio Berlusconi si inventa un mondo che non c' è, sorride a tutte le contraddizioni irresolvibili, se ne va per lo spazio elettorale protetto dallo scudo di un ottimismo così infantile da essere disarmante, come un aquilone che prima o poi verrà stracciato dal vento ma fin che vola c' è gente che lo guarda a naso in su. Non si chiede poco a questi politici che del loro non sono già un granché: gli si chiede di costruire sul magma, di posare le fondamenta nell' acqua. Stanno discutendo di Mafia, di lotta alla malavita organizzata, e la Mafia ha già compiuto le sue metamorfosi, i negozianti coraggiosi che cercavano di opporsi agli scippi si sono già arresi, i pentiti che facevano luce nelle sue tenebre stanno ammutolendo sotto le sue feroci vendette, lo scambio di voti e di favori con i politici sta riprendendo quota, i magistrati coraggiosi vengono isolati. Ieri mancavano le scuole, gli ospedali, oggi non sai cosa fare delle aule vuote, dei letti vuoti e la gente, il "popolo sovrano" e isterico, ti getta fra i piedi problemi inesistenti quanto a matematica ma enormi quanto a psicologia: psicosi atomiche, psicosi di mucca impazzita, psicosi di inquinamento. A esplosione imprevedibile e incontenibile. Masse di sudditi irragionevoli e ingovernabili e in televisione un Fini che promette di governarle meglio di un Prodi. E' IL loro mestiere, ma che ingrato mestiere! Come se non bastasse i politici si strozzano, si svenano, si denudano con le loro mani cercano di stare a galla nel mare pazzo e cangiante delle informazioni pubblicitarie. Ma la pubblicità può esortare solo ai consumi non ai doveri, la pubblicità non sostituisce l' autorità. Sembrano passati secoli, millenni da quando un' autorità statale poteva dire ai cittadini: da domani siamo in guerra, da domani la vostra vita dipende da una pallottola vagante. I grandi eserciti non scompaiono solo perché troppo cari, perché obsoleti, perché inutili. Scompaiono perché l' autorità di uno Stato ricco, di uno Stato moderno, di uno Stato consumistico non va più in là dell' esercito di professione, dei pochi che vanno in guerra perché è il loro mestiere ben retribuito. NON E' la svolta di Fiuggi che ha cambiato il nostro neofascismo e non è quella della Bolognina che ha cambiato il nostro comunismo. Sono cambiati perché è cambiata l' autorità dello Stato, perché sono cambiati i sudditi. In meglio o in peggio? Ecco una domanda che nella storia degli uomini è priva di senso. Fino a tarda sera sugli schermi opalescenti delle televisioni si vedono politici che discutono. E' UNO spettacolo che può disgustare o affascinare. Sì, può esserci un certo fascino in questa mobilitazione di intelligenza, di energie, di accanimenti, di spettacolo terribilmente costosa e presente visto che occupa la vita di milioni di italiani pur essendo in realtà un astratto scambio di ipotesi, di menzogne, di vaghe proposte e di incerte scommesse. E' non solo il fascino della ambiguità, anche quello di assistere a una esperienza umana in apparenza futile, volgare, indecorosa ma anche drammatica, anche la fatica di una generazione, la sfida di una generazione a vincere la propria impotenza politica. Proviamoci a guardarli in questa ottica. Non sono granché ma stanno cercando anche per nostro conto di capire quale politica oggi è possibile. E non è facile, le richieste dei sudditi alla politica sono da impazzire, le proteste, le richieste hanno sempre qualcosa di sproporzionato, di irragionevole. I negozianti non hanno vita facile, ma neppure disperata, eppure sono convinti che tale sia. Negli anni Quaranta e Cinquanta i negozianti delle città operaie e della campagna povera andavano avanti con i libretti, la gente pagava quanto poteva, era una vita grama ma sempre meglio che lavorare nei campi o nelle officine. Ma allora valeva ancora la logica elementare della sussistenza, ora si intrecciano le logiche inquiete del benessere delle mode, degli status symbol, della noia, sì anche della noia per il vecchio e della voglia di nuovo. Tutti chiedono la diminuzione delle tasse ma la conservazione dello stato sociale, tutti sono di destra e di sinistra, il missino Rauti compete in populismo con Bertinotti, Fini è più sociale di D' Alema perché tutti sono dei sugheri galleggianti sugli umori, sulle paure, sulle angosce della massa consumistica a cui va applicata la regola mercantile "il cliente ha sempre ragione". Dietro l' interminabile discorso sulle colpe degli uni e degli altri, dietro le reciproche e identiche accuse che i partiti si scambiano ci sono, ancora contenibili ma sempre più minacciosi i movimenti magmatici di massa, la ricerca alla cieca che la massa va facendo di una nuova autorità, di un nuovo ordine. Ma con rischi estremi. Ecco la ragione per cui nostri rivoluzionari hanno una paura grande della rivoluzione e i conservatori della restaurazione. Fin che questa paura dura i giullari di entrambi i campi potranno calcare la scena.